Strade killer, la verità scomoda: colpa di cervi e cinghiali? I numeri dicono altro: il pericolo vero è l'uomo

Il Gruppo d'Intervento Giuridico smonta l'allarme sugli ungulati: "Nel 2023 solo lo 0,2% degli incidenti in Italia causati da animali". In Sardegna fondi stanziati ma interventi invisibili. E intanto si invocano fucilate inutili.

CAGLIARI – C’è un capro espiatorio perfetto per ogni stagione, e in quella degli incidenti stradali sardi le corna sono quelle del Cervo o le zanne del Cinghiale. Ogni volta che si verifica una tragedia sull'asfalto – come quella che ha colpito l'opinione pubblica tra il 7 e l'8 novembre, costata la vita al medico Ciriaco Meloni sulla Sassari-Olbia – parte il coro unanime: "Colpa degli animali, bisogna abbatterli". Sindaci, associazioni venatorie ed esperti invocano il piombo come soluzione salvifica. Ma è davvero così?

Il Gruppo d'Intervento Giuridico (GrIG), guidato da Stefano Deliperi, ha deciso di guardare i dati ufficiali. E i numeri raccontano una storia molto diversa dalla percezione diffusa, trasformando il "mare" dell'emergenza ungulati in un bicchiere d'acqua rispetto alle vere cause di morte sulla strada.

La guerra delle cifre Da una parte ci sono i dati "gridati": si parla di 5.800 incidenti causati dalla fauna selvatica in Sardegna negli ultimi cinque anni. La Regione, per bocca dell'Assessora all'Ambiente, rincara la dose parlando di quasi 7.000 episodi "denunciati" (non necessariamente accertati) tra il 2020 e il 2025. Dall'altra, però, ci sono i report freddi e inappellabili dell'ISTAT e del Ministero dei Trasporti. E qui casca l'asino (o il cinghiale).

Nel 2023, su 219.616 incidenti stradali avvenuti in Italia, quelli causati da "animale domestico o selvatico urtato" sono stati appena 503. Tradotto in percentuale: lo 0,2%. Un'inezia se confrontata con i veri killer della strada:

  • Guida distratta: 15,1% (33.144 casi)

  • Mancata precedenza: 12,9% (28.389 casi)

  • Velocità elevata: 8,4% (18.524 casi)

In sintesi, il 92,9% degli schianti è colpa di comportamenti scorretti di chi guida. L'uomo è il pericolo numero uno per se stesso, ma è molto più facile prendersela con la fauna selvatica che con chi chatta al volante.

Le fucilate non servono (anzi) Il GrIG smonta anche la soluzione proposta, ovvero gli abbattimenti di massa. Come ricordato dal veterinario Paolo Briguglio, sparare indiscriminatamente altera le dinamiche dei branchi e fa saltare l'autocontrollo delle nascite, portando paradossalmente a un aumento della popolazione di cinghiali. È un effetto boomerang noto alla scienza, ma ignorato dalla politica.

I soldi ci sono, le recinzioni no La beffa finale è economica. La Regione ha stanziato quasi un milione di euro (500mila a dicembre 2024 e altri 460mila a novembre 2025) per interventi sperimentali nei comuni più colpiti (Pula, Arbus, Alghero, Olbia, Sassari, ecc.). L'obiettivo? Costruire recinzioni alte e robuste, magari elettrificate, per tenere gli animali lontani dall'asfalto, come si fa nel resto d'Europa. «Allo stato, tuttavia, pur annunciati da mesi, tali interventi non si vedono», denuncia Deliperi. Così come non si vedono gli "erbai" e le riserve idriche nei boschi, finanziati dall'UE, che servirebbero a trattenere gli animali nel loro habitat, evitando che scendano a valle per cercare acqua e cibo. Si preferisce invocare la caccia grossa e alimentare la psicosi, piuttosto che spendere i soldi già stanziati per mettere in sicurezza le strade e gestire la fauna con intelligenza.

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