Dopo il tragico incidente della notte tra il 7 e l’8 novembre lungo la Sassari–Olbia, in cui ha perso la vita il medico Ciriaco Meloni a causa dell’impatto con un cinghiale, è riesploso il dibattito sul ruolo della fauna selvatica nella sicurezza stradale. Numerosi amministratori locali e associazioni venatorie hanno invocato nuovi piani di abbattimento, ritenendo cinghiali e cervi responsabili di un numero crescente di sinistri.
Il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), attraverso una nota firmata dal presidente Stefano Deliperi, ha però invitato a guardare ai numeri prima di trarre conclusioni affrettate. «Parlare di “colpe” degli incidenti stradali da parte della fauna selvatica significa confondere un bicchiere d’acqua con il mare», scrive l’associazione, citando i dati ufficiali della Polizia stradale, dell’Istat e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Nel 2022 in Italia si sono registrati 165.889 incidenti stradali con lesioni a persone, 3.159 vittime e 223.475 feriti. Ogni giorno si sono verificati in media 454 incidenti con 9 morti e 612 feriti. Rispetto al 2021 le vittime sono aumentate del 9,9%.
Di questi, solo 493 incidenti — pari allo 0,2% del totale — sono stati causati da un “animale domestico o selvatico urtato”. Per confronto, nello stesso anno 32.701 incidenti (il 15%) sono stati provocati da guida distratta o andamento incerto, 29.840 (il 13,7%) dal mancato rispetto della precedenza o del semaforo, e 20.316 (il 9,3%) da velocità troppo elevata.
In totale, il 92,4% degli incidenti stradali del 2022 è stato causato da comportamenti scorretti del conducente o del pedone. “I dati ufficiali parlano chiaro”, sottolinea il GrIG, ricordando che nel 2025 — nei soli primi dieci mesi — sono già 328 i pedoni uccisi sulle strade italiane, nessuno dei quali investito da un animale selvatico.
L’associazione contesta inoltre l’efficacia degli abbattimenti, spiegando che «l’incremento delle uccisioni indiscriminate di cinghiali, proprie della caccia e dei piani di controllo, non fa che aumentare la popolazione», poiché viene meno l’autoregolazione naturale delle nascite all’interno dei branchi.
Il GrIG ricorda anche che la Regione Sardegna, con la deliberazione n. 52/42 del 23 dicembre 2024, ha stanziato 500 mila euro per interventi di prevenzione nei Comuni di Pula, Guspini, Siliqua, Arbus e Laconi. Interventi che, però, “pur annunciati da mesi, non si vedono ancora realizzati”.
L’associazione propone soluzioni alternative: recinzioni adeguate lungo la viabilità, erbai e colture in radure per trattenere la fauna selvatica nelle aree boscate, piccoli bacini idrici per garantire acqua durante i periodi di siccità. «Cervi sardi e cinghiali si spostano a valle per fame e sete», ricorda il GrIG.
«Ma non sarebbe finalmente ora di affrontare il problema con serietà e buon senso?», conclude Deliperi.