Anche Achille aveva il suo tallone, e l'Alghero, dopo ventuno sinfonie trionfali, scopre infine la sua natura terrena al "Pino Cuccureddu". Si ferma a quota ventuno la cavalcata wagneriana dei giallorossi, costretti al pareggio da uno Stintino arcigno, cinico, capace di sfruttare le lune storte della retroguardia catalana per poi erigere barricate che solo il furore agonistico di Virdis ha saputo sgretolare nel finale. Non è una sconfitta, badate bene, ma il primo pareggio stagionale che ha il sapore agrodolce della statistica che si inchina alla realtà del campo.
La cronaca, spogliata dagli orpelli, ci racconta di un avvio che pareva il preludio all'ennesima goleada. L'undici di Giorico tesseva la tela sin dai primi minuti: Nieddu, pennello in mano, cercava Martinelli, il cui colpo al volo trovava però i guantoni pronti dell'estremo difensore ospite. Al quarto d'ora, ecco il "pasticciaccio brutto" in area giallorossa: un'incomprensione difensiva, di quelle che fanno imbiancare i capelli agli allenatori, regalava ad Arenas la palla dello 0-1.
Colpita nell'orgoglio, la capolista reagiva con rabbia, ma senza quella lucidità che distingue il chirurgo dal macellaio. Marcangeli e Baraye aravano le fasce, Virdis lottava come un leone in gabbia, ma la sfera, perversa, non ne voleva sapere di entrare. E come nella più classica delle leggi non scritte del football, al gol mancato seguiva il gol subito. Tiabi, approfittando di un Alghero sbilanciato e forse incredulo, trovava l'angolo giusto dal limite per il raddoppio. Lo 0-2 all'intervallo era un risultato bugiardo per la mole di gioco, ma verissimo per la spietatezza degli ospiti.
Nella ripresa, Giorico deve aver toccato le corde giuste negli spogliatoi, perché in campo rientrava una squadra con il sangue agli occhi. Al 15’ l'episodio che riapre la contesa: fallo su Marcangeli, rigore solare. Scognamillo, dal dischetto, non tremava e accorciava le distanze. Da lì in poi, è stato un assedio a Fort Apache. Lo stesso Scognamillo sfiorava il pari, poi ancora un rigore assegnato all'Alghero al 30’: poteva essere la svolta, ma Diaz si travestiva da eroe e respingeva la conclusione, mandando in angolo le speranze di rimonta immediata.
Sembrava una di quelle giornate stregate, dove la porta avversaria diventa piccola come una cruna d'ago. Ma l'Alghero ha dimostrato di avere non solo tecnica, ma attributi. Nel finale, su una punizione tagliata di Mereu, Stefano Virdis — sempre lui, l'uomo della provvidenza — svettava più in alto di tutti, incornando il 2-2 che faceva esplodere il "Cuccureddu" e salvava l'imbattibilità.
Finisce con un punto che fa morale più che classifica. La striscia di vittorie si interrompe, è vero, ma la reazione furiosa di chi, sotto di due reti, rifiuta di perdere, racconta di una squadra che ha ancora fame. E forse, questo pareggio, serve a ricordare a tutti che nel calcio, come nella vita, nulla è scontato. Nemmeno per i dominatori.