Dalla "selezione" di Oristano all'Olimpico: i virgulti dell'Amatori convocati per la sfida alle Fiamme Oro. Poi tutti a vedere Italia-Scozia. Toniolo: «Un'esperienza che vale una carriera»
ALGHERO – Il rugby è sport di bestiale lealtà e di geometrica potenza, ma è soprattutto scuola di vita per chi ha la ventura di praticarlo quando ancora la barba non infoltisce ancora abbondantemente le gote. Ebbene, c’è chi corre, suda e conquista galloni sul campo, lontano dai riflettori della vanità calcistica.
La notizia ci giunge fresca, portata dal nocchiero dell’Amatori Rugby Alghero under 16, Matteo Toniolo. Ad Oristano, domenica scorsa, si è celebrato il rito della selezione. Erano in trenta, giovani speranze radunate da ogni angolo dell’Isola, a darsele di santa ragione (sportivamente parlando, s’intende) nel fango, per strappare un biglietto per il Continente. Una scrematura necessaria, crudele come ogni legge di natura, per ridurre la truppa a ventidue eletti.
Ebbene, in questa cerchia di talenti, due nomi risuonano con l’accento catalano della nostra Alghero: Fabio Foffano e Riccardo Lupinu. Sono loro i prescelti, i legati che porteranno il vessillo dell’Amatori oltre il Tirreno.
Toniolo ha atteso l’ufficialità prudenza, per non illudere i ragazzi prima del tempo, ma ora il dado è tratto: i due fanno parte della spedizione che sabato calerà a Roma.
Non sarà una gita di piacere, badate bene. L’agone prevede, al sabato mattina, il confronto con le Fiamme Oro. Chi mastica di palla ovale sa che affrontare i cremisi della Polizia di Stato, anche a livello giovanile, significa misurarsi con l’aristocrazia fisica e tecnica del movimento nostrano. È una collaborazione che dura da anni, certo, ma in campo non esistono amici, solo avversari da placcare alle caviglie.
Dopo aver onorato la maglia nel fango, la truppa sarda si sposterà all’Olimpico per assistere alla sacra liturgia del Sei Nazioni: Italia-Scozia.
Vedere da vicino i giganti, sentire il respiro della mischia internazionale, osservare come l’ovale bislacco rimbalzi capriccioso tra le mani dei campioni, è lezione che non s’impara sui libri, ma si respira a pieni polmoni.
Per Foffano e Lupinu, figli del vivaio algherese, è l’occasione di capire che il rugby non finisce al campo di Maria Pia, ma è un linguaggio universale. Andranno a Roma per giocare, per guardare e, soprattutto, per tornare uomini un po' più di quanto non siano partiti. Buon viaggio, ragazzi.