Oggigiorno – tra educatori, psicologi e consulenti – parole, comportamenti e pensieri (persino) dei genitori vengono messi sotto la lente d’ingrandimento. Ci sono le educazioni gentili, i rinforzi positivi, le negazioni non esistono ma solo gli incoraggiamenti. Il dialogo, quello sano che comprende tutto, è considerata la strada per crescere degli adulti equilibrati e sereni.
Ma c’era un tempo in cui per evitare che un bambino facesse qualcosa, spesso di pericoloso, c’era… la paura. Pura e semplice. Ed ecco che Maria Abbranca ti acchiappava dai pozzi se ti sporgevi. E non era una bella signorina profumata, ma una brutta strega con le unghie lunghe e abiti inquietanti.
In mezzo a questo mare magnum di “insegnamenti” con tachicardia annessa, c’era Sa Mama ‘e su Sole.
Ora, che stare sotto il sole in estate – soprattutto senza cappellino – sia pericoloso noi adulti lo sappiamo. Ma quando si è bambini tutto è diverso. Si vede solo il gioco perso in quelle ore, e quanti palloni si sarebbero potuti rincorrere e quante risate!
E i grandi, per non dover spiegare troppo e raggiungere comunque il risultato sperato, si erano per l’appunto inventati una delle figure leggendarie più famose della nostra tradizione: Sa Mama ‘e su Sole.
Era una figura femminile, con un lungo abito, che usciva dopo mezzogiorno. Se, nel suo tragitto, incontrava un bambino – narra la leggenda – lo inseguiva sotto il sole cocente per toccargli la fronte, causando una febbre altissima da colpo di sole.
I bambini si quietavano, per il timore di incontrarla, e perlomeno quando le temperature erano troppo alte, stavano in casa. Con l’ansia, ma tant’è.