Macomer, nuovo incendio al CPR. Il sindacato di Polizia SIULP: «Intervenga la politica, agenti lasciati soli»

Un nuovo rogo ha devastato uno dei blocchi del CPR di Macomer, la struttura di detenzione amministrativa del Marghine destinata al trattenimento dei cittadini stranieri irregolari in attesa di espulsione. L'episodio, avvenuto nella giornata del 12 luglio 2026, ha innescato la dura reazione del sindacato di Polizia SIULP Sardegna, che per voce del segretario regionale Giuseppe Caracciolo denuncia condizioni operative ormai insostenibili.

Le fiamme hanno scatenato momenti di forte tensione, mettendo a repentaglio l'incolumità dei presenti in un complesso già parzialmente inagibile a causa di un precedente rogo. Questa drastica riduzione degli spazi disponibili, evidenzia il sindacato, rende complessa la gestione logistica e accresce il livello di rischio per le forze dell'ordine chiamate a presidiare la struttura.

Il contenimento dell'emergenza è stato garantito dal personale della Polizia di Stato – a cui compete la gestione dell'ordine pubblico e la cornice di sicurezza interna ed esterna del centro, mentre l'assistenza sanitaria e gestionale è demandata a enti privati – riuscito a evitare conseguenze peggiori. Il SIULP attribuisce il merito alla «professionalità, l’equilibrio e il senso dello Stato» degli agenti, capaci di tutelare anche l'incolumità degli stessi trattenuti che, accusa il sindacato, «con ogni probabilità, si sono resi protagonisti del gravissimo gesto».

Il rogo di Macomer non viene però archiviato come un caso isolato. I rappresentanti dei poliziotti rifiutano di considerare «fisiologici» simili atti di violenza e danneggiamento, sottolineando come il personale in divisa si trovi a operare quotidianamente in un contesto gravato da severe criticità «strutturali, organizzative e normative». La gestione di queste continue tensioni richiede un impiego straordinario di energie operative.

Da qui la chiamata in causa diretta della politica regionale e nazionale, esortata ad abbandonare le logiche emergenziali in favore di un approccio «pragmatico e risolutivo». Le rivendicazioni puntano a una revisione legislativa che snellisca le procedure operative all'interno dei centri di permanenza, accompagnata da investimenti per ripristinare la sicurezza delle strutture e da adeguati rinforzi di organico. Pretendere che il puro senso del dovere degli agenti continui a compensare la mancanza di precise scelte politiche e amministrative, avverte il SIULP, non è più un'opzione praticabile.

Cronaca

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