Il Grande Gioco si sposta al Nord. Marsiglia (FederPetroli) avverte: "Groenlandia nuova Eldorado? Forse, ma il Mediterraneo rischia l'estinzione strategica"

Mentre l'Europa trema per il gas, le potenze guardano all'Artico. Il presidente dei della federpetroli gela i facili entusiasmi: "Estrarre lassù costa caro e serve la forza. E se aprono quelle rotte, i nostri porti diventano periferia".

ROMA – Mentre il cittadino europeo scruta con angoscia il contatore del gas, temendo i capricci del meteo e le follie del mercato che ha già bruciato il 30%, la vera partita, quella che decide i destini delle nazioni per il prossimo secolo, si gioca molto più a nord. Ai microfoni della Rai, Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia, ha dispiegato la mappa del nuovo mondo. E ciò che ne esce è un avvertimento che sa di sentenza: la geografia non perdona e il baricentro dell'energia sta scivolando via dal "Mare Nostrum".

Il miraggio artico e la dura realtà. Si fa un gran parlare di Groenlandia, dipinta dai media come la nuova Eldorado, terra promessa di petrolio e terre rare. Ma Marsiglia invita a posare i piedi a terra. Quella zona è rimasta inesplorata per calcolo: «L'indotto energetico internazionale non ha mai focalizzato la propria attenzione lì, anche perché ci vogliono tanti soldini». Tuttavia, la fame di risorse sta cambiando le regole d'ingaggio. Se la Groenlandia aprirà ai trivellatori, o se qualcuno deciderà di entrarci «con metodi poco democratici, poco diplomatici», allora «si apre un game completamente diverso». È il ritorno della forza sulla scena internazionale: dove non arrivano le licenze, potrebbero arrivare le cannoniere o le pressioni imperiali.

La fine della centralità mediterranea. Ma il vero incubo per l'Italia non è tanto chi metterà le mani sul greggio artico, quanto lo spostamento delle arterie vitali del commercio. Le nuove rotte del Nord sono una tentazione irresistibile per la logistica globale: si risparmiano migliaia di chilometri. È la matematica che uccide la storia. L'analisi di Marsiglia si fa qui prettamente geopolitica, quasi testamentaria per il nostro sistema portuale: «La paura è che i porti italiani siano penalizzati da tutto questo, perché nel momento che il Mediterraneo muore, muore tutto un bacino dove comunque l'Europa e l'Italia ci ha investito per tanto tempo». Se le navi passano da sopra, l'Italia smette di essere molo d'Europa e torna ad essere solo una penisola affacciata su un lago chiuso.

L'illusione della tecnica. C'è però, ed è la chiosa finale del presidente di FederPetroli, un divario tra la propaganda e la fattibilità tecnica. L'entusiasmo odierno è figlio della «situazione geopolitica» più che della realtà ingegneristica. Lassù non si naviga come a Rimini: «Per transitare ci vogliono pure delle navi che rompono il ghiaccio... operare in quelle zone non è facile». Insomma, il Grande Gioco è aperto, ma prima di dichiarare la vittoria dell'Artico e la morte del Sud, «bisogna fare dei conticini». E i conti, nel risiko dell'energia, si pagano sempre cari.

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