Nuoro, il Pd avverte il centrosinistra: "Sostituire Cabula o si rifà la Giunta"

I dem si smarcano dalla faida interna a Sinistra Futura ma fissano i paletti per il sindaco Fenu. Il segretario Mossa: "Ogni gruppo deve avere il suo assessore. I patti vanno rispettati".

Nuoro – Il Partito Democratico rompe il silenzio ed entra a gamba tesa nella crisi politica innescata in Municipio dal caso "Sinistra Futura". Come azionista di maggioranza della coalizione che sostiene il sindaco Emiliano Fenu, il PD ha deciso di dettare le regole d'ingaggio per risolvere la frattura tra il consigliere Angelo Coda e l'assessore Domenico Cabula.

Il messaggio recapitato al primo cittadino è racchiuso in una nota firmata dal segretario cittadino Giovanni Mossa e dal Direttivo dem. Una comunicazione formale che suona come un aut aut: o Sinistra Futura nomina un nuovo assessore, o salta l'intero banco degli accordi.

Il documento del Partito Democratico si apre con una netta presa di distanza dalle voci di corridoio che ipotizzavano regie occulte dietro la mossa di Angelo Coda (il quale ha formalmente sfiduciato il suo stesso assessore).

«Il PD respinge con forza ogni ipotesi di fantapolitica secondo la quale sarebbe coinvolto nelle vicende, tutte interne al gruppo di Sinistra Futura, relative al palese disconoscimento dell’assessore da parte del proprio capogruppo», scrive Mossa. Nessun «ruolo di destabilizzatore», ma la rivendicazione di essere il «garante e custode» della maggioranza, lontano da «giochi di potere che gli vengono indebitamente attribuiti».

Il cuore politico della nota è la difesa dello schema originario con cui è nata l'amministrazione Fenu. La regola pattuita a inizio mandato era chiara: un gruppo consiliare, un assessore di riferimento. Cosa teme il PD? In politica locale, quando un gruppo litiga col proprio assessore, si può verificare lo scenario dell'"appoggio esterno": il partito ritira l'assessore dalla Giunta, non ne nomina uno nuovo, ma continua a votare le pratiche in Consiglio. Per il Partito Democratico questa opzione è inaccettabile, perché sbilancerebbe il peso del potere. Se un gruppo esce dalla Giunta, le sue deleghe (e il suo potere) andrebbero ridistribuite, azzerando di fatto gli accordi firmati post-elezioni.

La posizione del PD non ammette deroghe tecniche: «La logica degli accordi di maggioranza scaturiti dalle trattative iniziali era molto chiara. Deve esistere una correlazione diretta tra un gruppo consiliare e il suo assessore. Essendo questa la pietra angolare sulla quale si è costruita l’assegnazione delle deleghe, si tratta di una regola che non può essere derogata». Tradotto in azione amministrativa, il Partito Democratico indica al sindaco Fenu l'unica strada percorribile per salvare la stabilità: prendere atto che Cabula non ha più la copertura di Coda e procedere alla sostituzione.

«Nel massimo rispetto degli alleati, il Partito Democratico è disponibile ad accettare l’indicazione di un nuovo assessore da parte del gruppo consiliare di Sinistra Futura, rappresentato dal capogruppo Angelo Coda». Al contrario, se si tentasse di forzare la mano tenendo Cabula come "tecnico" o se Sinistra Futura passasse all'appoggio esterno, le conseguenze sarebbero drastiche: «Qualora ciò dovesse accadere, verrebbero inevitabilmente messi in discussione gli accordi originari e si aprirebbe la necessità di ridefinire complessivamente gli equilibri della giunta. Pacta sunt servanda: i patti vanno rispettati». Un rimpasto totale che la maggioranza, oggi, difficilmente potrebbe permettersi.

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