Il Carnevale di Mamoiada: Mamuthones e Issohadores, una Tradizione Millenaria tra Magia e Mistero parte 3°

Quando osservi un Mamuthone per la prima volta, rimani subito colpito. Non dall'allegria, come accade con altre maschere carnevalesche, ma da una sensazione di inquietudine primordiale. Il Mamuthone indossa: Sa visera: una maschera di legno scuro, scolpita in pero selvatico o ontano, dall'espressione terribile e sofferente. I volti non sono giocondi o colorati, bensì sofferenti, impassibili, quasi tormentati. I lineamenti sono marcati, spigolosi, con uno sguardo fisso che sembra uscito da un incubo ancestrale. Su muncadore: un grande fazzoletto da donna, di colore scuro (nero o rosso scuro), che avvolge la maschera e il berretto sottostante, coprendo completamente i lineamenti e creando quell'effetto di entità fantasmatica. Su bonette: il tipico berretto sardo, celato parzialmente dall'avvolgimento del fazzoletto. Su belledu: un abito di velluto nero o scuro, spesso indossato in modo originale. Sa mastruca: la casacca di pelle di pecora nera o bianca, quella stessa indossata dai pastori barbagini. Sos hòsinzos: scarpe di pelle conciate a mano, solidamente costruite per resistere alle lunghe sfilate.

L'elemento più affascinante e impegnativo del costume è sa carriga, il complesso sistema di campanacci che ogni Mamuthone porta sulle spalle e sul petto. Il peso totale di questa strumentazione si aggira intorno ai 20-30 chilogrammi. Questi campanacci, chiamati sos sonazzos, sono realizzati con grande maestria da artigiani specializzati, tradizionalmente del paese di Tonara nel Mandrolisai. Ogni campanaccio è dotato di limbatthas, batacchi costruiti con le ossa del femore di pecore, capre, asini e altri animali, creando suoni secchi, ritmati e ipnotici. I campanacci sono legati attraverso un complesso sistema di cinghie in cuoio, strettamente serrate sulle spalle, sul dorso e intorno alla gabbia toracica. Questo sistema di tensione causa una compressione severa: la "morsa" delle cinghie in pelle rende difficile la respirazione e, alla fine di ogni esibizione, le spalle dei Mamuthones recano spesso lividi e ecchimosi visibili, testimonianza fisica della dedizione al rito. Una delle doti essenziali per essere un Mamuthone è dunque la resistenza alla fatica. Non è semplicemente teatro; è una prova di resistenza fisica e spirituale.

Durante la sfilata, il Mamuthone si muove lentamente, quasi solennemente, con passi cadenzati. Ad ogni movimento di spalla, i campanacci producono un suono che echeggia per le strade di Mamoiada: un rumore ritmato, ipnotico, quasi tribale. Questo suono è così potente che, secondo la tradizione locale, la piazza principale si ferma completamente al passaggio dei Mamuthones. Le persone rimangono immobili, come affascinate, e i soli movimenti che si percepiscono sono quelli delle maschere, mentre l'unico suono predominante è quello dei campanacci. È un momento quasi spirituale, dove il profano cede il passo al sacro. Se i Mamuthones rappresentano la lentezza, il peso, il mistero e l'oscurità, gli Issohadores incarnano il suo opposto: agilità, velocità, vivacità e luce. La loro presenza nella sfilata non è accidentale. Secondo la tradizione, gli Issohadores sono i guardiani dei Mamuthones, coloro che li proteggono e li guidano attraverso le vie del paese. Sfilano in gruppi di otto, disposti intorno ai dodici Mamuthones (il numero dodici rappresenta simbolicamente i mesi dell'anno), creando una cornice dinamica intorno a questi ultimi.

Se i Mamuthones rappresentano la lentezza, il peso, il mistero e l'oscurità, gli Issohadores incarnano il suo opposto: agilità, velocità, vivacità e luce. La loro presenza nella sfilata non è accidentale. Secondo la tradizione, gli Issohadores sono i guardiani dei Mamuthones, coloro che li proteggono e li guidano attraverso le vie del paese. Sfilano in gruppi di otto, disposti intorno ai dodici Mamuthones (il numero dodici rappresenta simbolicamente i mesi dell'anno), creando una cornice dinamica intorno a questi ultimi. L'Issohadores veste in maniera completamente diversa: Sa visera 'e santu: la loro maschera è bianca, dalle sembianze più umane e decisamente meno inquietante rispetto a quella dei Mamuthones. Camicia bianca di lino: un capo luminoso che contrasta nettamente con il nero dei Mamuthones. Giubba rossa: sgargiante, vivace, simbolo di gioia e vitalità. Calzoni bianchi: che completano l'effetto di contrasto cromatico. Uno scialle riccamente ricamato: indossato a tracolla, spesso con decorazioni colorate e disegni elaborati che raccontano storie di artigianato locale. Sonagli e campanelle: portati a tracolla su una cinghia in pelle e stoffa, ma in quantità e peso molto inferiore ai Mamuthones. A differenza dei loro compagni scuri e pesanti, gli Issohadores si muovono con agilità sorprendente, eseguendo passi di notevole difficoltà tecnica che apprendono fin da bambini. 

L'elemento che identifica davvero l'Issohadores è sa soha, la corda. Originariamente realizzata in cuoio, oggi è costruita con flessibili rami di giunco, un materiale che le conferisce una straordinaria elasticità e morbidezza. Durante la sfilata, gli Issohadores la lanciano verso il pubblico, particolarmente verso le giovani donne e le autorità locali, cercando di "catturarli" simbolicamente. Questo gesto, apparentemente giocoso, ha radici molto più profonde: rappresenta un augurio di fertilità, prosperità e buona fortuna. Essere "catturati" dalla soha di un Issohadores è considerato fortunato, e per liberarsi, i "prigionieri" devono offrire da bere agli Issohadores – creando così un momento di convivialità e scambio sociale che rafforza i legami comunitari.

Curiosità

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