Si tratta di uno dei monumenti simbolo dell'Isola, con la sua forma caratteristica e la sua posizione
strategica e un tempo, forse, era raduno delle popolazioni nuragiche: Perda 'e Liana, in Ogliastra (nel
territorio di Gairo), svetta dalla terra come un dito proteso al cielo, facilmente visibile anche da grandi
distanze e solenne come solo i monumenti naturali di questa portata sanno essere.
Ma c'è di più: attorno a questo straordinario torrione, si concentrano delle leggende arcaiche e
inquietanti Q.B... si tratta di quelle lo vedono come porta per accedere nientepopodimeno che
all'inferno.
Sì, perché il più alto tra i tacchi ogliastrini (siamo sui 1293 metri, come specifica Sardegna Turismo) è
considerato il varco per l'aldilà, un ponte tra vita e morte, tra chi ha respiro e chi in questa vita ha
smesso di averlo. E non solo: era un collegamento diretto con il Diavolo in persona, che per avere una
nuova anima in dono avrebbe fatto qualunque cosa... anche riempire colui che rinunciava ad essa di
ricchezze!
Chi diventava ricco senza una spiegazione veniva, un tempo, guardato con sospetto: era
probabile - ma che dico, sicuro! - che si fosse recato a Perda 'e Liana al calare del buio per vendere la
propria anima al diavolo. Eh, perché secondo il detto: a Perda 'e Liana quello che vuoi te lo danno". Ma a
che prezzo?
In una leggenda sarda raccolta da Dolores Turchi (Leggende e racconti popolari della Sardegna, Newton
Compton Editori), si racconta di un giovane che, conoscendo la fama di Perda 'e Liana, vi si reca per
diventare ricco. Dopo un lungo viaggio, raggiunge il posto giusto dove, al calare della notte, assiste alla
comparsa di una schiera di demoni che danzano. Chiede di parlare con il loro capo, un diavolo
imponente che fa girare un asino carico di monete d’oro.
Alla vista del volto demoniaco, il giovane è preso dal terrore e non riesce a fuggire. Riesce però a
invocare la Sacra Famiglia e Santa Giulia; alla preghiera, i diavoli scompaiono tra scie di fuoco. L’uomo
ritorna a casa sano e salvo, ma senza ricchezze, più povero di prima.