I trapianti in Sardegna crescono di quasi la metà e portano l'Isola ai vertici della sanità nazionale

I registri ministeriali certificano un balzo del quarantotto per cento negli interventi chirurgici eseguiti nei primi cinque mesi dell'anno. La presidente Todde rivendica gli investimenti per le corsie e il varo del nuovo protocollo per il prelievo degli organi a cuore fermo.

La macchina clinica dei trapianti spinge la Sardegna ai vertici della sanità italiana. I fascicoli compilati dal Centro Nazionale Trapianti, l'organismo ministeriale incaricato di coordinare l'allocazione degli organi nel Paese, documentano un netto balzo in avanti della rete isolana nei primi cinque mesi dell'anno. Le tabelle, aggiornate al ventiquattro maggio del duemilaventisei, mettono nero su bianco l'esecuzione di quaranta interventi chirurgici a fronte dei ventisette portati a termine nello stesso lasso di tempo del duemilaventicinque, segnando un incremento complessivo del quarantotto per cento.

Il volume delle operazioni in sala operatoria viaggia di pari passo con la capacità del sistema sanitario di intercettare le disponibilità. L'Isola si piazza al terzo posto su scala nazionale, a pari merito con l'Emilia Romagna, per l'attività di segnalazione dei potenziali donatori, registrando un indice di settantasei virgola due individui per ogni milione di abitanti e posizionandosi alle spalle delle sole Toscana e Veneto. Nello specifico, le segnalazioni trasmesse alle centrali operative sono passate dalle quarantatré dell'anno scorso alle quarantasette attuali. Di queste, i donatori effettivamente condotti al prelievo chirurgico sono saliti da ventiquattro a ventisette. Resta invece ancorata intorno alla soglia del venticinque per cento la quota delle opposizioni, ovvero i casi in cui i familiari negano l'autorizzazione formale all'espianto.

L'andamento delle curve cliniche viene intestato dalla giunta regionale alle manovre politiche di settore. Alessandra Todde, presidente della Regione e titolare ad interim della delega alla Sanità, commenta il referto attraverso i canali ufficiali dell'esecutivo: “I dati confermano il grande lavoro svolto dalla rete regionale dei trapianti e testimoniano una crescente cultura della donazione tra i cittadini sardi”. La governatrice inquadra l'incremento delle operazioni come il riflesso diretto delle scelte amministrative assunte dal palazzo di viale Trento: "Risultati che confermano la bontà della direzione intrapresa dal nostro esecutivo, impegnato sin dall’inizio nel rafforzamento della rete trapiantologica regionale, nella sensibilizzazione alla donazione degli organi e nel sostegno ai professionisti sanitari impegnati quotidianamente in questo ambito".

L'impalcatura logistica a sostegno dei presidi ospedalieri ha assorbito stanziamenti per un milione e mezzo di euro nel duemilaventiquattro e per un milione e ottocentomila euro nel duemilaventicinque, capitali destinati a garantire la continuità dei percorsi di assistenza e a valorizzare le figure professionali in corsia. L'irrobustimento del sistema passa inoltre per l'adozione di nuove procedure tecniche. L'esecutivo ha infatti attivato il protocollo per la donazione degli organi a cuore fermo, una pratica clinica catalogata nei manuali medici con la sigla inglese DCD, che consente di procedere al prelievo anche dopo l'arresto irreversibile del sistema cardiocircolatorio del paziente e non esclusivamente in caso di morte cerebrale. L'iter burocratico per importare questo standard operativo nell'Isola, avviato nell'agosto del duemilaventiquattro, ha trovato la sua definitiva approvazione il cinque febbraio del duemilaventicinque attraverso il varo di un testo normativo redatto su misura dal tavolo tecnico regionale.

Politica