Alghero, il Consiglio delle cause perse: 86 punti in agenda e la farsa del dibattito globale

Avevamo lasciato la politica algherese impantanata nelle aule vuote e nelle accuse dell'opposizione, con la denuncia puntuale di un municipio bloccato dalla propria stessa debolezza numerica. La conferma, spietata e scritta in burocratese, è arrivata puntuale sotto forma di carta bollata.

Il presidente del Consiglio Comunale, Mimmo Pirisi, ha diramato la convocazione per la prossima seduta, fissata per giovedì 16 aprile a Villa Maria Pia. Ma la vera notizia si annida nelle avvertenze: la consueta ciambella di salvataggio della "seconda convocazione" – quel meccanismo che permette di governare con i numeri ridotti all'osso – è già messa nero su bianco per l'indomani, venerdì 17, a riprova del fatto che nessuno scommette più un soldo bucato sulla tenuta della maggioranza al primo squillo di campanella ma questa volta a distanza di oltre ventiquattro ore per evitare nuovi spunti da azzeccagarbugli di minoranza. Curioso come chi ha spinto per l'adozione flash della delibera di giunta sulla rottamazione quinquies abbia fatto le pulci per questo dettaglio, bloccando già flemmatica attività dell'assemblea civica ma come si suole dire, dura lex, sed lex. Ipotizziamo che ci fossero dei malumori che in qualche modo andavano mostrati non sia mai che ci si potesse dimenticare che la politica locale è fatta anche, spesso soprattutto, di dispetti e malelingue. Ma tant'è.

Detto questo, il documento protocollato agli atti è la radiografia esatta di quella paralisi denunciata nei giorni scorsi dalla Lega e dalla minoranza in genere. È un elenco monstre di ottantasei punti all'ordine del giorno. Un ingorgo istituzionale in cui si mescola di tutto, restituendo un tragicomico affresco di una macchina amministrativa che fatica a occuparsi del marciapiede sotto casa, ma non rinuncia a disquisire di geopolitica e massimi sistemi.

Scorrendo le sei pagine di convocazione, il cittadino-lettore vi troverà la perfetta sintesi di una legislatura in affanno. Da una parte c'è l'assedio a testuggine dell'opposizione – con i consiglieri Pais e Cocco nelle vesti di cecchini – che bombarda la giunta a colpi di interrogazioni. È un bollettino delle piccole e grandi emergenze quotidiane di Alghero: i loculi irraggiungibili per le scale inagibili al cimitero, il mercato civico di via Sassari dipinto in stato di "grave inagibilità e pericolo", le sterpaglie del quartiere Taulera, i parcheggi fantasma all'Ospedale Marino e le ombre gettate sulle nomine del personale e sulle concessioni dei campi sportivi. Tutta polvere finita sotto il tappeto di un Consiglio che, non riunendosi o andandosene deserto, ha lasciato lievitare la lista della spesa.

Dall'altra parte, superata la trincea dei problemi reali, si entra nel territorio delle Mozioni e degli Ordini del giorno. È qui che il Consiglio comunale smette i panni dell'amministratore locale e indossa quelli del diplomatico delle Nazioni Unite. Così, stretti tra la richiesta (legittima e urgente) di una pensilina per i taxi al porto e l'intitolazione di una rotatoria, i consiglieri algheresi saranno chiamati a votare su questioni di peso planetario. Si chiederà all'aula di pronunciarsi per condannare le politiche europee del Green Deal, di prendere posizione formale sul riconoscimento dello Stato di Israele, di argomentare sulle violenze in Palestina e persino di esprimere una ferma condanna per gli scontri avvenuti nel centro sociale Askatasuna di Torino e le proteste di piazza che ormai hanno lasciato il passo ad altre questioni ma meglio che se ne parli anche a mesi di distanza, in fondo studiamo la storia, si farà storia anche del presente. Alghero è chiamata ad esprimersi anche quando i propugnatori di certe manifestazioni stanno già volgendo lo sguardo altrove ma la macchina funziona così. Ci si potrebbe chiedere quale necessità muova certi consiglieri a presentare svariate mozioni su temi apparentemente distanti e variegati, tra pensiline e riconoscimento dello stato di Israele c'è un lieve abisso, diremmo una voragine senza fine.

Tutto questo immenso e surreale calderone è compresso in una, o forse due, serate di lavori, ovviamente non risolutive, con la chiusura tassativa già decretata per le ore 22.00 di venerdì. Un traguardo temporale che suona come una dichiarazione di resa preventiva: smaltire tanti punti in poche ore, discutendo di fognature e di Medio Oriente con lo stesso vigore, è un'impresa che sfugge alle leggi della fisica prima ancora che a quelle della politica. Forse alcune sarebbe il caso di ritirarle almeno per questioni temporali storiche come già detto.

La verità, spogliata dai timbri e dalle intestazioni ufficiali, è che quel documento non è un'agenda di governo. È lo scontrino di un conto che l'amministrazione ha lasciato in sospeso da troppo tempo. E che ora, sperando negli sconti della seconda convocazione, qualcuno dovrà pur far finta di pagare. A pagare sono sempre gli algheresi che trovano una macchina amministrativa bradipa che discetta della qualunque ma dando l'impressione di essere e vivere in una impasse.

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