Dal 2004 a oggi una sequenza ininterrotta di false piste. Il padre Pietro Pulizzi ribadisce la volontà di cercare la verità nelle aule di tribunale.
Un vicolo di Mazara del Vallo, il primo settembre del 2004. È il perimetro spaziale e temporale in cui si apre una delle voragini più profonde della cronaca italiana. Denise Pipitone svanisce nel nulla all'età di quattro anni. Ventidue anni dopo, l'attenzione investigativa e mediatica si riaccende a seguito di una nuova segnalazione proveniente dall'estero.
Le parole della madre e l'illusione delle segnalazioni
A fare il punto sull'ennesima traccia è Piera Maggio. La madre di Denise rompe il silenzio e descrive la quotidianità di un'attesa logorante, segnata da continue illusioni:
«In questi 22 anni non abbiamo mai avuto un periodo tranquillo, continue segnalazioni da ogni parte del mondo come l'ultima avvenuta pochi giorni fa».
Gli archivi investigativi confermano questo schema. Fin dall'ottobre del 2004, quando esplose la cosiddetta "pista Rom" (scaturita da un video registrato a Milano da una guardia giurata), decine di segnalazioni hanno attraversato i confini europei e internazionali. A oggi, nessuna di queste ha prodotto riscontri concreti o restituito Denise alla sua famiglia.
La battaglia legale del padre
Se le ricerche sul campo si muovono a strappi, la determinazione nelle aule di giustizia rimane costante. Pietro Pulizzi, padre di Denise, ha ribadito la volontà di non arretrare di un millimetro, dichiarando di essersi costituito parte civile per cercare la verità. Nel linguaggio giuridico e giornalistico si sente spesso la formula "costituirsi parte civile". Cosa significa all'atto pratico? Nel diritto penale italiano, indica l'azione con cui la vittima di un reato (o i suoi familiari più stretti) decide di entrare ufficialmente nel processo contro l'imputato. Non lo si fa solo per chiedere il risarcimento dei danni subiti, ma per avere un ruolo attivo nelle udienze: la parte civile può presentare prove, interrogare i testimoni tramite il proprio avvocato e affiancare il Pubblico Ministero nella ricerca della verità. È lo strumento legale più forte a disposizione dei familiari per non restare semplici spettatori.
Denise Pipitone, ovunque si trovi, oggi è una donna di 25 anni. L'orologio della famiglia, però, è rimasto fermo a quella mattina di fine estate in Sicilia.