La proposta del vicepresidente Stefano Ruggiu per bypassare la burocrazia: usare i database europei già esistenti per erogare fondi immediati. "Gli uffici regionali sono in affanno, ci sono ancora risorse bloccate del 2025. Se crolla l'agricoltura, esplodono i prezzi al supermercato".
di Pasqualino Trubia
I tempi della burocrazia non coincidono con i tempi della terra. Di fronte alle tensioni geopolitiche internazionali che continuano a spingere verso l'alto i prezzi del gasolio agricolo, dell'energia elettrica e dei fertilizzanti, il tradizionale sistema di aiuti pubblici mostra la corda. I bandi regionali sono lenti, farraginosi e spesso arrivano fuori tempo massimo.
Per sbloccare l'impasse, il Centro Studi Agricoli (CSA) mette sul tavolo una soluzione di rottura: l'istituzione di "voucher agricoli automatici" anti-crisi, per far arrivare la liquidità direttamente nei conti correnti delle aziende senza passare per le forche caudine delle domande e delle graduatorie.
A farsi portavoce del malessere delle campagne è Stefano Ruggiu, vicepresidente del Centro Studi Agricoli, che traccia un bilancio spietato sull'inefficacia degli strumenti attuali:
«Gli agricoltori non possono aspettare uno o due anni per ricevere aiuti che servono oggi per pagare gasolio, energia e fertilizzanti. Continuare a fare bandi significa spesso promettere risorse che arriveranno quando ormai le aziende hanno già affrontato da sole le difficoltà».
Il collo di bottiglia è negli uffici pubblici, oberati di scartoffie, come sottolinea lo stesso Ruggiu ricordando i ritardi cronici:
«Non possiamo continuare a caricare gli uffici regionali di nuove pratiche quando ancora oggi, a marzo 2026, risultano misure straordinarie non completamente pagate. Pensiamo ai finanziamenti previsti dal cosiddetto decreto Ucraina, oppure ai mancati redditi del 2025 per gli agricoltori che non hanno potuto coltivare nel comprensorio del Consorzio di Bonifica della Nurra. Ci sono ancora risorse ferme e aziende che aspettano».
La proposta del CSA si basa su un principio ingegneristico basilare: non chiedere dati che lo Stato possiede già. Come si assegnerebbe il voucher senza fare un bando? Attraverso il sistema PAC (Politica Agricola Comune). Ogni anno, le aziende agricole compilano un fascicolo aziendale per l'Unione Europea, dichiarando quanti ettari coltivano, che tipo di colture hanno e quanti capi di bestiame allevano. L'idea di Ruggiu è usare questo enorme database per calcolare in automatico l'importo del voucher anti-crisi. Il pagamento verrebbe poi erogato direttamente da AGEA (l'Agenzia statale per le erogazioni in agricoltura) o dagli enti pagatori regionali, azzerando la burocrazia.
Questo meccanismo automatizzato risolverebbe anche il paradosso del DURC (il documento che certifica la regolarità nel pagamento dei contributi INPS). Spesso, infatti, un'azienda in crisi non riesce a pagare i contributi, perde il DURC e, di conseguenza, lo Stato le blocca l'accesso ai bandi di salvataggio.
«I soldi arriverebbero subito e a tutte le aziende – puntualizza Ruggiu – non soltanto a chi può compensare crediti fiscali. Inoltre si eviterebbe che alcune imprese restino escluse perché hanno temporaneamente il DURC non in regola. Nei momenti di crisi bisogna aiutare le aziende, non complicare ulteriormente la situazione».
Lo scudo contro l'Ue e l'impatto sui consumatori
Un'erogazione diretta di denaro a pioggia potrebbe incappare nei rigidi divieti dell'Unione Europea sugli "Aiuti di Stato" (norme pensate per evitare la concorrenza sleale tra i Paesi membri). Il CSA previene l'obiezione, spiegando che l'Europa prevede già delle deroghe per le emergenze geopolitiche. Inoltre, essendo il voucher basato su parametri oggettivi (ettari e bestiame) e strutturato in modo neutro per tutti, non creerebbe distorsioni di mercato.
La tenuta delle campagne, infine, è l'unico argine all'inflazione sugli scaffali dei supermercati. L'equazione posta da Ruggiu è ineluttabile:
«Se continuano a salire i costi di produzione inevitabilmente aumenteranno anche i prezzi di pane, frutta, verdura e altri alimenti di base. Questo ridurrebbe ulteriormente il potere d’acquisto delle famiglie con pesanti ripercussioni sull’economia e il rischio concreto di una nuova fase recessiva».
La chiosa del vicepresidente del Centro Studi Agricoli è un manifesto programmatico: «Gli agricoltori non vivono di bandi. Vivono di gasolio, concimi e lavoro».