L'esponente politico analizza i dati della Camera di Commercio sulla desertificazione del centro storico. Sul banco degli imputati la trasformazione dell'area industriale e la concorrenza asimmetrica. Il piano in tre mosse per salvare la città.
Serrande abbassate, cartelli con la scritta "affittasi" sbiaditi dal sole e vie un tempo brulicanti ora ridotte a corridoi silenziosi. La fotografia scattata dall'ultimo rapporto della Camera di Commercio del Nord Sardegna certifica un'emorragia economica che dura da tredici anni. Ma per Tore Piana, l'agonia commerciale del centro cittadino di Sassari non è solo il riflesso di una crisi globale: è il risultato di precise scelte urbanistiche e politiche locali.
Il paradosso di Predda Niedda: da polo industriale a bazar globale
Al centro dell'analisi c'è la metamorfosi dell'area di Predda Niedda. Nata per ospitare fabbriche e capannoni artigianali, la zona si è progressivamente trasformata nel più grande centro commerciale a cielo aperto del territorio.
Una riconversione che Piana definisce «mai governata» e che ha innescato una concorrenza letale per i piccoli negozianti del centro. La sproporzione è evidente, e si gioca su un elemento logistico fondamentale: a Predda Niedda l'accesso è immediato e i posteggi sono sterminati e gratuiti; nel cuore di Sassari, fermare l'auto è un'impresa costosa e spesso frustrante per il consumatore.
A questo si aggiunge la densità dell'offerta. L'area periferica è ormai dominata da grandi superfici di vendita e maxistore (spesso a gestione asiatica) capaci di comprimere i prezzi a livelli insostenibili per la bottega di quartiere. Un drenaggio di clientela che, secondo l'esponente politico, è destinato a subire un'ulteriore accelerazione con l'imminente apertura del colosso francese del bricolage, Leroy Merlin.
Le parole di Piana delineano i contorni di un'emergenza che ha smesso di essere puramente economica per diventare strutturale e sociale:
«Nel frattempo il centro storico viene lasciato in una condizione di decadenza che appare sempre più come una scelta voluta: quasi come un’area delimitata, dove concentrare il disagio di un’area urbana. Sassari Città Metropolitana oggi appare quella città dalle serrande abbassate, locali sfitti, edicole quasi scomparse, negozi di abbigliamento, calzature, ferramenta e mobili in chiusura, commercio ambulante ridotto ai margini. Senza interventi strutturali, senza incentivi reali, senza una visione di città».
La tenuta del tessuto urbano è garantita oggi solo dal settore "food" (ristorazione, gelaterie) e dalle farmacie, ma la desertificazione del resto del commercio porta con sé, inevitabilmente, una diminuzione del presidio sociale e della sicurezza nelle strade.
La terapia in tre mosse per il salvataggio
Come invertire la rotta ed evitare di condannare Sassari allo status di "città svuotata"? Tore Piana mette sul tavolo un piano d'urto decennale, articolato in tre mosse precise:
Il passaggio di consegne: Trasferimento immediato della competenza gestionale dell'area di Predda Niedda dalla Regione (il Consorzio ZIR) direttamente al Comune di Sassari, per poter governare l'urbanistica con un'unica regia.
Il pacchetto "Centro Storico": Un piano di ripopolamento che passa per la sicurezza (presidi fissi delle forze dell'ordine e nuova illuminazione) e l'edilizia (acquisizione di immobili da parte del pubblico per farne case popolari). Per il commercio la ricetta è fiscale: sgravio totale delle tasse comunali per 10 anni e incentivi pubblici diretti a chi apre botteghe artigiane o sedi culturali tra i vicoli.
Il maxi-fondo: L'istituzione di un piano finanziario straordinario da 300 milioni di euro, a carico di Regione e Governo, vincolato esclusivamente al recupero e al rilancio di Sassari nel suo ruolo di capoluogo metropolitano.