L'Europa paga la Corsica e la Grecia, la Sardegna resta a piedi (e alza i prezzi). I Riformatori: "Ora basta"

Mentre a Cagliari ci si perde in chiacchiere sul principio di insularità, altrove hanno già aperto il portafoglio. E non stiamo parlando di mance, ma di milioni. La denuncia arriva, numeri alla mano, dai Riformatori Sardi, che con una mozione presentata da Umberto Ticca, Giuseppe Fasolino e Aldo Salaris mettono il dito nella piaga più dolorosa dell'economia isolana: il trasporto merci.

La tesi è semplice quanto brutale: essere un'isola non può essere una condanna a morte commerciale. L'Europa lo sa, tanto che ha autorizzato la Francia a versare alla Corsica una compensazione mostruosa: 853,6 milioni di euro per il periodo 2023-2030. Parliamo di oltre 100 milioni all'anno per garantire che le navi viaggino piene di merci, con regolarità e prezzi calmierati. La Commissione Europea ha ammesso che il mercato da solo non ce la fa, e dunque lo Stato deve intervenire.

E la Grecia? Non sta a guardare. Atene ha ottenuto il via libera per il "Metaforiko Isodynamo" (l'equivalente di trasporto), stanziando tra i 70 e i 150 milioni annui per rimborsare a cittadini e imprese la differenza di costo tra nave e strada. Solo nel dicembre 2025 hanno sbloccato 22 milioni di euro.

In Sardegna, invece, siamo all'anno zero. O meglio, siamo sotto zero. La situazione descritta dalla mozione è da brividi. D'estate, quando il volume delle merci cresce dell'80%, lo spazio sulle navi sparisce, mangiato dai turisti. «Non è più accettabile che un vettore scopra solo a ridosso dell'imbarco se potrà trasportare tutti, parte o nessuno dei semirimorchi prenotati», denunciano i Riformatori. L'incertezza si paga: magazzini pieni per paura di restare senza scorte, camion fermi, costi alle stelle.

A peggiorare il quadro c'è la tagliola dell'ETS (la tassa sulle emissioni), che oggi pesa fino al 40% sul costo della traversata e dal 1° gennaio 2026 è destinata a salire ancora.

La ricetta dei Riformatori non è filosofica, è pratica. Chiedono di copiare chi ha fatto meglio: istituire obblighi di servizio pubblico che includano espressamente le merci. Vogliono capacità minima garantita tutto l'anno, certezza del viaggio per chi prenota, navi merci dedicate che non facciano a sportellate con i passeggeri. E poi un Osservatorio regionale, perché, come dicono loro, «non si può governare ciò che non si misura».

L'articolo 119 della Costituzione riconosce l'insularità, ma fino a oggi è rimasto inchiostro su carta. «La Francia investe oltre 100 milioni all'anno per garantire il trasporto merci in Corsica. La Sardegna non chiede privilegi, ma l'attuazione piena di un diritto costituzionale», concludono Ticca e compagni. La palla ora passa alla Giunta regionale e al Governo. Vedremo se avranno il coraggio di trasformare il diritto in bonifico, o se continueremo a guardare i traghetti francesi con invidia.

Politica

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