Le campagne della Riviera del Corallo rimangono senza energia elettrica per due volte in pochi giorni, bloccando le pompe dei pozzi. Il Consorzio La Pussetta chiede l'intervento del Comune, mentre tra gli abitanti si fa strada l'ipotesi del numero chiuso per i turisti pur di non far collassare la rete.
Per ben due volte nel giro di pochissimi giorni, l'agro a sud di Alghero si è ritrovato improvvisamente senza corrente elettrica e, come diretta conseguenza, con i rubinetti a secco. Le interruzioni di energia, scattate senza alcun preavviso ai cittadini, hanno paralizzato la vita domestica e lavorativa di un'ampia fetta del territorio della Riviera del Corallo. Il primo blocco ha lasciato le case al buio per un'intera mattinata, dalle otto e mezza all'una e mezza, per poi ripetersi nella stessa giornata dalle venti a mezzanotte. Il copione è andato in scena nuovamente oggi, con i contatori staccati dalle nove del mattino fino alle tre del pomeriggio, seguendo una tabella di marcia di ripristino pubblicata sul sito del gestore che i residenti hanno bollato apertamente come fuorviante.
A dare voce all'esasperazione del territorio è Angelo Salis, presidente del Consorzio della Strada vicinale La Pussetta, situata nella regione di Sant'Anna. Il portavoce descrive una situazione ormai inaccettabile per le famiglie, i professionisti e le attività economiche, colpiti da un danno doppio: la mancanza di elettricità impedisce infatti di alimentare i pozzi, privando le abitazioni anche dell'acqua corrente. L'assenza totale di comunicazioni preventive da parte della società elettrica ha aggravato i disagi per chi vive nelle campagne e per i villeggianti in vacanza. Il direttivo del consorzio chiama quindi in causa direttamente il municipio: "Per questo chiediamo un intervento immediato dell'Amministrazione comunale affinché si attivi nei confronti del gestore del servizio e vengano adottate tutte le misure necessarie per evitare il ripetersi di simili e pesanti disservizi".
Dietro le proteste ufficiali si nasconde però un malumore ancora più profondo che serpeggia tra chi abita quotidianamente le borgate e le zone periferiche algheresi, costretto a misurarsi con condizioni di vita definite senza mezzi termini da terzo mondo. Il collasso dei servizi primari, l'assenza simultanea di luce e acqua, sta spingendo una larga fetta della comunità a porre la politica di fronte a un bivio drastico per evitare il panico totale. La prima strada, la più estrema, è quella di istituire un numero chiuso per limitare il carico di presenze turistiche e di bloccare il rilascio di nuove licenze commerciali nel centro storico e nelle altre zone sotto pressione, poiché l'attuale rete elettrica non è fisicamente in grado di sopportare un simile impatto antropico ed energetico. La seconda via è quella di avviare immediatamente un potenziamento strutturale e reale della distribuzione elettrica cittadina. Un intervento che il territorio pretende oggi, stanco di promesse vuote declinate al futuro mentre il presente costringe le famiglie a vivere senza i beni di prima necessità.