Confagricoltura chiede un vertice d'urgenza agli assessorati regionali alla Sanità e all'Agricoltura. Il rischio di epidemia si impenna a fine agosto con la riproduzione dell'insetto portatore del virus.
Cagliari, 3 agosto 2026 - La campagna di vaccinazione contro la lingua blu, la febbre catarrale infettiva che decima i ruminanti, viaggia a rilento e copre attualmente soltanto un quinto del patrimonio ovino della Sardegna. Il dato allarma i vertici di Confagricoltura, l'organizzazione di rappresentanza delle imprese agricole, che denuncia i ritardi nelle profilassi a un passo dal periodo stagionale considerato a massimo rischio. Il presidente dell'associazione, Stefano Taras, ha formalizzato la richiesta di un incontro urgente con i titolari degli assessorati regionali alla Sanità e all'Agricoltura per allestire un tavolo di crisi. L'obiettivo del vertice è stabilire un piano d'azione immediato per contenere la proliferazione della patologia prima dell'autunno.
Il fattore tempo gioca un ruolo cruciale nella diffusione del virus. La circolazione dell'insetto vettore, il piccolo moscerino responsabile della trasmissione della malattia da un capo all'altro del gregge, trova infatti terreno fertile tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre, quando il calo fisiologico delle temperature si somma all'aumento dell'umidità ambientale. Le iniezioni attualmente in fase di somministrazione servono a proteggere le pecore dai sierotipi 3, 4 e 8, tre delle quasi trenta varianti virali classificate dai servizi veterinari internazionali. L'associazione agricola segnala inoltre la recente comparsa in alcune aree dell'isola della variante numero 5, un ceppo per il quale non esiste al momento alcuna copertura vaccinale disponibile sul mercato.
Coprire le mutazioni virali conosciute, secondo i parametri tecnici veterinari, riduce drasticamente l'esposizione degli animali al patogeno, limitando i decessi e i danni economici legati ai contagi. Il presidente Taras evidenzia il contrasto tra la scarsa immunità delle pecore e gli ottimi risultati ottenuti parallelamente sugli allevamenti di mucche e vitelli. “Con appena il 20% dei capi ovini vaccinati in tutta la Sardegna non possiamo che esprimere forte preoccupazione sull’andamento della campagna di contrasto alla Lingua blu nella nostra Isola”, dichiara Taras. Il rappresentante degli allevatori indica la rotta da seguire prendendo a modello una diversa procedura sanitaria: “La possibilità di intervenire in modo diverso nelle aziende la possiamo ritrovare nella pratica virtuosa della gestione della campagna vaccinale 2026 contro la dermatite nodulare contagiosa dei bovini, dove si è già raggiunta una copertura del 70% dei capi della Sardegna”.
I margini di manovra operativi restano estremamente ristretti. I servizi sanitari pubblici hanno davanti a sé soltanto poche settimane per incrementare in maniera massiccia il numero di dosi inoculate nelle greggi sarde. Un intervento sul campo ritenuto indispensabile dall'associazione di categoria per evitare di affrontare un'imminente emergenza epidemiologica, che comporterebbe conseguenze fatali per i bilanci delle aziende zootecniche isolane e sforzi economici onerosi per le strutture sanitarie del territorio incaricate di gestire il controllo delle malattie animali.