Dopo trentasei mesi di rodaggio amministrativo nei municipi locali, l'esperimento civico nato tra le montagne del Veneto tenta il salto di scala. L'associazione Giovani&Futuro apre ufficialmente il proprio cantiere costituente, innescando l'iter organizzativo, statutario e programmatico per trasformarsi a tutti gli effetti in un movimento politico strutturato su base nazionale.
Le coordinate del progetto politico Il percorso costituente appena varato punta all'espansione su scala nazionale di Giovani&Futuro, sodalizio fondato oltre tre anni fa nella provincia di Belluno. La leadership tecnica e organizzativa è affidata al presidente nazionale Luca Frescura e a Federica Vennitti, attuale presidente della sezione regionale Abruzzo e coordinatrice delle delegazioni territoriali. L'agenda operativa dei prossimi mesi prevede l'insediamento di gruppi di lavoro e tavoli di confronto finalizzati alla stesura del manifesto politico definitivo e alla codifica dello statuto interno. Il posizionamento dichiarato è strettamente post-ideologico: netto rifiuto delle tradizionali appartenenze di schieramento in favore di un pragmatismo amministrativo già testato in enti locali capofila come il Comune dolomitico di Danta di Cadore.
L'architettura di questa metamorfosi viene descritta dai vertici non come una chiusura elitaria, ma come l'avvio di un'infrastruttura di partecipazione civica. L'obiettivo, rivendica la dirigente abruzzese Federica Vennitti, è quello di gettare le fondamenta del movimento attirando nuove competenze per plasmare una «proposta politica seria, credibile e radicata». Un'esigenza di apertura che il presidente Luca Frescura inquadra come il principale antidoto alla dilagante disaffezione elettorale, rimarcando la necessità di riportare la cosa pubblica alla sua funzione originaria di «strumento per trovare soluzioni ai problemi reali», lontana dalle logiche dei palazzi chiusi.
La collocazione del nascente movimento nello scacchiere italiano si traduce in una dichiarata equidistanza dai poli storici. I promotori denunciano la paralisi istituzionale generata dalla «continua contrapposizione tra destra e sinistra», un limite sistemico che, osserva criticamente Frescura, si è palesato in tutta la sua evidenza durante il recente scontro alla Camera dei Deputati sul ripristino del voto di preferenza – il meccanismo elettorale, bocciato dall'Aula, che avrebbe restituito ai cittadini il potere di scrivere direttamente il nome del proprio rappresentante sulla scheda, scardinando il sistema delle liste bloccate precompilate dalle segreterie dei partiti.
Per smontare le vecchie categorie ideologiche, i vertici attingono allo storico amministrativo maturato direttamente sul campo. Il dogma secondo cui la tutela della sanità sia un tema ad appannaggio esclusivo del centrosinistra e la difesa delle imprese una prerogativa del centrodestra viene liquidato come una sterile semplificazione retorica. Nelle aule istituzionali della Conferenza dei sindaci del Bellunese, incalza la presidenza, sono stati proprio i delegati del movimento a spingere con maggior vigore per il potenziamento dei servizi sanitari ospedalieri.
Specularmente, sul fronte economico e produttivo, il municipio di Danta di Cadore – feudo elettorale gestito e amministrato dalla stessa sigla civica – ha fatto da apripista erogando fondi diretti per proteggere i bilanci di famiglie e aziende dalla morsa del caro utenze. Un doppio binario operativo che, nella sintesi dei fondatori, dimostra empiricamente come «passione, buon senso e volontà di migliorare le cose» possano far convivere istanze sociali e urgenze produttive senza finire ingabbiati nel peso delle etichette tradizionali.