Cagliari, arrampicate a pagamento sulla Sella del Diavolo: scatta l'esposto degli ecologisti contro le scalate vietate

  Il promontorio simbolo del capoluogo sardo finisce al centro di un esposto formale per questioni di sicurezza e tutela ambientale. L'associazione ecologista Gruppo d'Intervento Giuridico (GrIG) ha depositato oggi, giovedì 16 luglio, una dettagliata segnalazione per denunciare lo svolgimento di attività sportive vietate lungo le pareti rocciose della Sella del Diavolo. Al centro del documento stilato dagli ambientalisti c'è la pubblicizzazione sul web di arrampicate a pagamento organizzate proprio sulle falesie interdette al pubblico. L'intera area costiera in questione è blindata da una rigida sovrapposizione di tutele normative e divieti legati all'incolumità pubblica. La zona rientra all'interno della Rete Natura 2000 – il sistema continentale di aree protette istituito dall'Unione Europea per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciate – ed è sottoposta a uno stringente vincolo paesaggistico.

  A pesare in maniera decisiva sulla fattibilità delle escursioni verticali è tuttavia il fattore geologico: il piano stralcio di assetto idrogeologico classifica infatti il versante come un'area a elevato rischio di frana, una condizione di instabilità morfologica che ha imposto un tassativo divieto di accesso alla falesia per il pericolo concreto di crolli. È proprio su quest'ultimo punto che si concentra l'affondo del sodalizio ecologista guidato da Stefano Deliperi. Nel documento diffuso alla stampa, l'associazione sottolinea come il promontorio rappresenti «uno splendido luogo di natura, storia e cultura di straordinario valore», ribadendo però che l'area «dev’essere fruita rispettandone le caratteristiche e con il buon senso necessario per non porre in pericolo le persone».

  La posizione del GrIG, da tempo impegnato nel monitoraggio e nella salvaguardia del sito costiero, non ammette deroghe interpretative sulla sicurezza pubblica, mettendo nero su bianco che «sulle falesie inibite per elevato rischio di frana non si può fare arrampicata sportiva, per giunta a pagamento». La segnalazione documentata, partita a seguito del monitoraggio delle inserzioni online, ha attivato immediatamente i canali istituzionali. Il dossier è stato inviato in prima battuta al Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione e agli uffici della Guardia Costiera, gli organi preposti al controllo e alla repressione degli illeciti in ambito terrestre e marittimo. Per opportuna conoscenza istituzionale, la documentazione relativa alle presunte attività irregolari è stata trasmessa anche ai magistrati della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari e ai vertici del Comune capoluogo. L'iniziativa legale si chiude con la richiesta formale di «rapidi interventi per la tutela della Sella del Diavolo e l’incolumità pubblica», passando ora la palla alle autorità competenti per le verifiche del caso.

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