Rischio alluvioni, la Regione sblocca 25 milioni per i fiumi: ai Comuni un tesoretto contro le piene

Pulire gli alvei, rimuovere i detriti accumulati e ridare respiro ai canali prima che la furia dell'acqua si trasformi in emergenza. La prevenzione del dissesto idrogeologico in Sardegna passa per una robusta iniezione di liquidità nelle casse degli Enti locali, chiamati in prima linea a blindare i territori contro le piene improvvise.

La strategia finanziaria tracciata dall'assessorato ai Lavori pubblici mira ad aggredire uno dei talloni d'Achille dell'infrastruttura naturale sarda: l'ostruzione fisica dei fiumi. Quando tronchi, vegetazione incontrollata e sedimenti strozzano il deflusso naturale verso il mare, il livello di pericolosità idraulica schizza verso l'alto. Disinnescare questa minaccia è l'obiettivo centrale dell'operazione, chiarisce Antonio Piu, rivendicando la necessità di armare le amministrazioni periferiche con le risorse adeguate per intervenire chirurgicamente nei punti più vulnerabili delle loro mappe. Mettere in sicurezza i reticoli idrici, osserva l'esponente della Giunta, significa prima di tutto proteggere l'incolumità fisica delle comunità e blindare il tessuto economico e abitativo circostante.

Il flusso dei fondi regionali non seguirà più percorsi tortuosi o logiche puramente a sportello. Le nuove direttive impongono un taglio netto alla burocrazia distributiva, introducendo un algoritmo di calcolo asettico che pesa due fattori cruciali: la vastità e la complessità della rete fluviale di competenza e il numero di cittadini esposti al potenziale rischio. Questo meccanismo predeterminato agirà come un termometro, ricalibrando automaticamente le percentuali di assegnazione in base al numero effettivo di enti che presenteranno candidature valide. Per evitare interventi palliativi o cantieri lasciati a metà per carenza di fondi, l'asticella è stata fissata a una quota base inderogabile. Nessun ente supererà il vaglio per ottenere meno di 30 mila euro, un budget minimo concepito per garantire cantieri compiuti e un impatto reale sull'efficienza idraulica.

La chiamata alle armi contro il rischio idrogeologico coinvolge l'intera filiera istituzionale dell'isola. Le risorse sono a disposizione di Province e Città Metropolitane, ma il perno dell'azione restano i municipi. I sindaci si trovano davanti a un bivio amministrativo netto per accedere al tesoretto: potranno muoversi in autonomia, presentando i propri progetti di bonifica come singoli Comuni, oppure fare blocco delegando la pratica all'Unione di Comuni di appartenenza. Una scelta di campo esclusiva che chiude la porta a qualsiasi doppio canale di finanziamento.

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