Legge elettorale, l'attivista sardista Tore Piana rilancia sulle preferenze: «Serve una norma per blindare i partiti identitari in Parlamento»

Il dibattito sulla riforma del sistema di voto varca i confini del Parlamento e accende il confronto all'interno delle forze autonomiste isolane. A inserirsi nella discussione è Tore Piana, attivista del Partito Sardo d'Azione, che attraverso una nota pubblica rilancia una battaglia politica mirata a scardinare l'attuale meccanismo di selezione della classe dirigente nazionale. Al centro dell'intervento c'è la netta contrapposizione tra il voto di preferenza – il sistema elettorale che garantisce al cittadino la facoltà di esprimere sulla scheda il nome specifico del candidato prescelto – e le cosiddette liste bloccate, l'impianto normativo che demanda alle segreterie dei partiti il potere di stabilire a tavolino l'ordine inequivocabile di elezione, garantendo l'ingresso alla Camera o al Senato ai candidati posizionati al vertice dell'elenco indipendentemente dal consenso personale raccolto.

La critica mossa dall'esponente sardista si concentra sugli effetti diretti che questo secondo modello produrrebbe sul rapporto di fiducia tra le istituzioni e il corpo elettorale. Nella lettura politica di Piana, infatti, l'architettura delle candidature calate dall'alto andrebbe a disinnescare il principio di responsabilità democratica, poiché «con le preferenze l’eletto risponde agli elettori; con le liste bloccate rischia invece di rispondere soprattutto a chi lo ha nominato». Una dinamica verticistica e di cooptazione che l'attivista del PSd'Az inquadra formalmente come una delle concause del crescente astensionismo, affermando che «è anche per questo che tanti cittadini si sono allontanati dalla politica».

La proposta diffusa agli organi di stampa non si limita però a una riflessione generale sui meccanismi di rappresentanza, ma sposta il focus sulle ricadute dirette per l'Isola. Piana sollecita l'inserimento di uno specifico comma legislativo all'interno della futura legge elettorale, una vera e propria clausola di salvaguardia studiata per garantire l'accesso in Aula alle formazioni identitarie e autonomistiche – i movimenti politici radicati esclusivamente sul territorio regionale che pongono al centro della propria agenda la tutela della sovranità locale e delle peculiarità statutarie, storicamente penalizzati e tagliati fuori dalle rigide soglie di sbarramento calcolate su base nazionale. L'obiettivo dichiarato di questa correzione normativa è fare in modo, stando alle parole riportate nel testo, «che la voce del popolo sardo non venga soffocata dai grandi partiti nazionali».

Per tradurre l'istanza in un iter legislativo concreto, l'intervento si chiude con una chiamata all'azione indirizzata all'intera delegazione sarda a Roma. L'attivista rivolge un «ennesimo appello ai parlamentari sardi, di ogni schieramento politico», esortandoli a superare le divisioni di coalizione per farsi promotori in prima persona dell'emendamento richiesto. Una convergenza trasversale che, nella chiosa del documento, viene elevata a necessità istituzionale: «Difendere il diritto dei cittadini a scegliere i propri rappresentanti e garantire la presenza delle forze autonomistiche in Parlamento significa rafforzare la democrazia e tutelare gli interessi della Sardegna».

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