Il dolore di una perdita improvvisa si trasforma nel motore clinico e umano capace di rimettere in moto ventisette vite sospese. È il bilancio di una vera e propria maratona medica e logistica andata in scena nelle sale operatorie dell'Azienda ospedaliero universitaria di Sassari, dove nel ristretto arco temporale compreso tra il 3 e il 17 giugno le équipe sanitarie hanno portato a termine sette complessi percorsi donativi.
I numeri della quindicina restituiscono la portata dell'impegno ospedaliero: il prelievo multiplo ha permesso di recuperare e impiantare con successo sette fegati, otto reni, due cuori e dieci cornee. Una parte di questo patrimonio biologico è stata destinata alle sale operatorie del territorio sardo, mentre gli organi rimanenti hanno superato il Tirreno per raggiungere i pazienti inseriti nelle liste d'attesa gestite dal Centro Nazionale Trapianti – l'organismo di vertice dell'Istituto Superiore di Sanità incaricato di governare l'intera rete allocativa italiana, incrociando rigorosamente le disponibilità degli organi con le urgenze cliniche e le compatibilità dei riceventi in tutta la penisola.
Il dato anagrafico che emerge dai registri dell'Aou sassarese demolisce il pregiudizio secondo cui l'età avanzata rappresenti un ostacolo insormontabile per l'espianto. Tra i sette donatori – sei donne e un uomo – l'età oscillava dai 52 agli 89 anni. Proprio due donne di 86 e 89 anni hanno infatti consentito il prelievo e il successivo trapianto del fegato, a dimostrazione del fatto che l'idoneità alla donazione non è vincolata a un rigido limite anagrafico, ma dipende esclusivamente da un'attenta valutazione clinica dello stato degli organi effettuata caso per caso dagli specialisti.
Sotto il profilo procedurale, in ben cinque dei sette casi analizzati, i pazienti avevano già espresso in vita il proprio consenso favorevole al prelievo. Una manifestazione di volontà formale che snellisce drasticamente le procedure burocratiche e solleva i familiari dal peso di una scelta complessa nel momento del lutto, un assenso che ogni cittadino può registrare legalmente al momento del rinnovo della carta d'identità negli uffici comunali, oppure attraverso l'iscrizione all'Aido, l'Associazione Italiana per la Donazione di Organi.
L'intera complessa architettura di questi interventi è affidata al Coordinamento ospedaliero Procurement (COP) – la speciale unità operativa incaricata di governare la filiera logistica e clinica del prelievo, dalla primissima identificazione del potenziale donatore fino all'organizzazione fisica delle équipe chirurgiche esterne che giungono in ospedale per il recupero dei tessuti. La struttura, diretta da Paola Murgia e supportata dalle infermiere Chiara Favini e Selena Todde, si occupa di consultare tempestivamente il sistema informativo trapianti, l'archivio telematico nazionale del Ministero della Salute che custodisce le dichiarazioni di volontà espresse dai cittadini, per poi gestire i delicatissimi colloqui con le famiglie.
«Dietro ogni donazione c’è una storia di grande generosità e di straordinaria umanità» afferma Paola Murgia, sottolineando l'importanza della sensibilizzazione civica. «Il nostro lavoro accompagna tutto il percorso donativo. In momenti di profondo dolore, la scelta di donare può trasformarsi in una speranza concreta per molte altre persone. Per questo è fondamentale che ciascuno esprima in vita la propria volontà: è un gesto di responsabilità e di grande civiltà che aiuta anche le famiglie ad affrontare una decisione tanto delicata».
L'accelerazione di giugno ha spinto verso l'alto l'intera statistica annuale del polo ospedaliero sassarese. Dall'inizio del 2026, infatti, i donatori effettivi sono saliti a quota 17, consentendo finora il prelievo di tre cuori, due polmoni, 17 fegati, 14 reni e 22 cornee. Una proiezione che punta a superare ampiamente il tetto registrato nell'intero anno 2025, chiusosi con 24 donatori effettivi totali.
La sintesi istituzionale dell'operato sanitario viene tracciata dal direttore generale dell'Aou di Sassari, Serafinangelo Ponti, il quale definisce la donazione come «una delle più alte espressioni di solidarietà della nostra comunità» in grado di restituire la speranza agli ammalati. I vertici aziendali, conclude Ponti, riconoscono nei risultati ottenuti «il frutto della professionalità e della straordinaria capacità organizzativa del Coordinamento ospedaliero Procurement, della Terapia intensiva, delle équipe chirurgiche e di tutti gli operatori coinvolti», rivolgendo il ringraziamento finale proprio ai donatori e alle rispettive famiglie per una scelta che consente quotidianamente alla sanità pubblica di salvare e migliorare la vita dei pazienti in lista d'attesa.