Settanta imprenditori agricoli si riuniscono vicino a Stintino e bocciano i divieti della giunta Todde. Inviata una lettera alla governatrice per chiedere certezze sul gas metano e sulla chiusura delle vecchie centrali a carbone.
Settanta proprietari di aziende agricole si sono dati appuntamento in aperta campagna, nella Nurra, lungo la strada provinciale che porta a Stintino. Hanno parcheggiato i mezzi nel terreno di Giuseppe Antonio Porqueddu e hanno messo sotto accusa la politica della Regione. Vogliono continuare a lavorare la terra. Per far quadrare i conti, chiedono di affiancare alle coltivazioni la produzione di corrente elettrica. Puntano sull'agrivoltaico, un sistema che piazza i pannelli solari in alto e lascia lo spazio in basso per le piante o per il pascolo degli animali. Senza i ricavi dell'energia, avvertono i padroni dei campi, le imprese muoiono. I terreni finiranno abbandonati e diventeranno una preda facile per la speculazione finanziaria.
L'assemblea ha bocciato senza appelli le mosse della giunta regionale. I contadini percepiscono la linea del palazzo come un muro di divieti. L'amministrazione dice no a tutto, ma non offre soluzioni strutturate per accompagnare le imprese verso il cambiamento energetico e produttivo. Arnaldo Melissa e l'ingegnere Michele Pigliaru, rispettivamente vicepresidente e presidente della Fimser, associazione di rappresentanza del comparto, hanno aperto i lavori. I due dirigenti hanno messo in luce i difetti del sistema attuale e hanno chiesto regole fisse per chi lavora nei campi.
Al tavolo si è seduto anche Stefano Ruggiu, vicepresidente del Centro Studi Agricoli. Ha confermato la rotta della sua sigla. Ruggiu respinge sia i blocchi generalizzati varati dalla politica sia i progetti industriali calati dall'alto senza preavviso. Chiede equilibrio. Cerca uno sviluppo che difenda il paesaggio sardo senza paralizzare le aziende.
La riunione si è chiusa con un pezzo di carta. Gli agricoltori hanno scritto una lettera formale indirizzata ad Alessandra Todde, presidente della Regione. Il testo pretende risposte chiare e immediate. I padroni delle campagne denunciano il caos del sistema. Non capiscono quale sia la strategia sul metano e contestano la scelta di prolungare la vita delle inquinanti centrali a carbone. Considerano queste decisioni una palese contraddizione rispetto alle promesse sull'energia pulita. I settanta imprenditori chiedono scadenze precise e una rotta unica. L'incertezza delle norme, sostengono all'unanimità, sta affossando l'economia agricola dell'Isola.