Fiamme in cella per coprire un pestaggio e pugni in faccia a una guardia: sabato di guerriglia nel carcere di Sassari

Un detenuto finisce in ospedale colpito da una plafoniera fusa dal calore. Il sindacato Con.Si.Pe lancia l'allarme sul collasso del sistema penitenziario e chiede rinforzi immediati al Governo.

Un sabato di ordinaria follia dietro le sbarre della Casa Circondariale di Sassari. Nel giro di poche ore, l'istituto di pena è diventato il teatro di una serie di gravi episodi di violenza che hanno messo a repentaglio la sicurezza dei detenuti e del personale in divisa. Il primo allarme è scattato quando un carcerato ha appiccato volontariamente il fuoco all'interno della propria camera detentiva, sprigionando una fitta coltre di fumo che ha reso l'aria irrespirabile e le operazioni di soccorso estremamente complesse. Nel pieno dell'intervento di salvataggio messo in atto dalle guardie, le altissime temperature raggiunte nella stanza hanno provocato il cedimento strutturale di una plafoniera. L'impianto di illuminazione è precipitato dal soffitto colpendo in pieno lo stesso autore dell'incendio, che ha perso i sensi ed è stato trasportato d'urgenza in ospedale, mentre altri due reclusi venivano evacuati a fatica e ricollocati in una sezione differente della struttura.

Il rogo, tuttavia, non sarebbe stato il gesto isolato di uno squilibrato. Stando alle prime indagini interne trapelate dai corridoi del carcere, le fiamme sarebbero state utilizzate come un vero e proprio diversivo tattico. L'obiettivo, orchestrato da un gruppo di reclusi, era quello di generare il caos all'interno dell'edificio per distogliere l'attenzione dei sorveglianti, permettendo così ad alcuni carcerati di una sezione limitrofa di portare a termine una spedizione punitiva ai danni di un altro prigioniero. I disordini sono stati arginati e l'ideatore di questa manovra diversiva è stato rapidamente individuato dalle autorità penitenziarie, che ne hanno disposto l'immediato trasferimento in un altro penitenziario del distretto territoriale.

Il clima di tensione non si è esaurito con l'emergenza incendi e la rissa sventata. A completare il bollettino della giornata si è aggiunto un terzo episodio di aggressione diretta contro gli uomini in divisa. Durante una normale procedura di perquisizione di routine, un detenuto da poco giunto nella struttura sassarese si è scagliato contro un agente della Polizia Penitenziaria, prima lanciandogli contro le proprie scarpe e poi colpendolo al volto con un pugno. Il poliziotto è stato soccorso e refertato dal medico di turno all'interno dell'istituto, mentre l'aggressore è stato bloccato, contenuto fisicamente e riportato alla calma dai colleghi dell'agente ferito.

A tracciare il bilancio di queste ore ad alta tensione è Roberto Melis, segretario nazionale del Con.Si.Pe, organizzazione sindacale che tutela i diritti e le istanze lavorative dei poliziotti penitenziari. Il rappresentante dei lavoratori inquadra gli eventi sassaresi non come incidenti fortuiti, ma come i sintomi di un apparato statale fuori controllo. «Non possiamo più accettare che i nostri colleghi vengano aggrediti, umiliati e messi in pericolo ogni giorno», ha dichiarato Melis. «La Polizia Penitenziaria sta reggendo un sistema che sta crollando, senza strumenti adeguati, senza organici sufficienti e senza l’attenzione politica che questa emergenza richiede. È ora che l’Amministrazione e il Governo intervengano con misure concrete, immediate e strutturali». La nota del sindacato si chiude esprimendo piena solidarietà al personale rimasto ferito e rinnovando l'appello urgente ai ministeri competenti per arginare un'escalation di violenza che rischia, nel breve periodo, di trasformarsi in una tragedia irreparabile.

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