Al Convitto Canopoleno torna l'Ospedale dei pupazzi: gli universitari imparano a relazionarsi con i piccoli pazienti visitando i loro giocattoli.
La paura dei medici e delle corsie d'ospedale si combatte affidando i peluche alle cure degli specialisti. Nei giorni scorsi, gli spazi del Convitto Nazionale Canopoleno, l'istituto scolastico guidato dal rettore Stefano Manca, si sono trasformati in un presidio sanitario a misura di bambino per ospitare una nuova edizione dell'Ospedale dei Pupazzi. L'iniziativa pedagogica fa incontrare due mondi: da una parte gli alunni della scuola primaria, dall'altra gli studenti universitari iscritti alle facoltà di Medicina e delle diverse professioni sanitarie.
Il meccanismo, strutturato per azzerare l'ansia che i più piccoli nutrono verso le strutture cliniche, prevede che i bambini non siano i pazienti diretti, ma i tutori dei propri giocattoli di pezza. Accompagnando i peluche e le bambole, gli scolari affrontano tutto l'iter burocratico e medico in un ambiente protetto e informale: dall'accettazione iniziale, ovvero lo sportello dove si registrano i dati all'ingresso, passando per l'impiego degli strumenti diagnostici, fino ad arrivare all'assegnazione della cura. Osservando le procedure direttamente sui loro giocattoli, i bambini prendono confidenza con un ambiente percepito solitamente come freddo o spaventoso, trasformando la diffidenza in scoperta.
L'operazione viaggia su un doppio binario e funge da vero e proprio tirocinio sul campo per i futuri professionisti della salute. Per i giovani universitari, infatti, imparare a comunicare con un paziente in età pediatrica e sapersi destreggiare con la sua emotività e i suoi timori rappresenta un passaggio formativo essenziale, considerato complesso quanto la preparazione clinica e lo studio sui manuali.
La macchina organizzativa che ha permesso lo svolgimento delle visite ha richiesto un lavoro di squadra tra istituzioni ed enti associativi. Il progetto generale è stato coordinato da Sophia Calzavara, mentre la gestione delle classi all'interno dell'istituto scolastico è stata affidata alle educatrici Paola Spanu e Daniela Scano. A eseguire materialmente le diagnosi sui giocattoli è stata una squadra operativa di studenti universitari ribattezzati per l'occasione "Pupazzologi", composta da Alice Barbolini, Riccardo Capitta, Flavia Caria, Greis Dembacaj, Maria Luisa Garribba, Federica Garrucciu, Sofia Marino, Silvia Mundula, Jonathan Pauciulo, Giulia Porcu, Carla Rossi, Antonio Sabbatella, Anna Simula, Giulia Spada, Denise Torre e Pietro Trevisan. Ad affiancarli durante le giornate di simulazione è intervenuto anche il gruppo denominato team Smile-X, che ha garantito il proprio supporto con i volontari Alida Bertelli, Silvia Carreras, Luca Lella, Bianca Manca, Carlotta Raffaeli e Sara Rossi.