Signori miei, s'è vista l'Eupalla volgere lo sguardo altrove, lasciando gli isolani di Pisacane al loro destino di sfortunati viandanti nel tempio del Meazza. La partita s’è dipanata secondo l'antico spartito del forte contro il debole: un tempo di onorevole resistenza, poi l’inevitabile tracollo sotto i colpi di una capolista che gioca a pallone con la ferocia di chi sente già l’odore dello scudetto sulle giubbe.
Il primo tempo è stato un esercizio di pazienza nerazzurra e di tatticismi sardi. I ragazzi di Pisacane hanno tenuto botta, chiudendo i varchi con una certa diligenza, ma è stata una melina illusoria. L’Inter di Chivu, sorniona, ha preso le misure, studiando i fianchi di un Cagliari che pareva una barca coraggiosa ma con troppe falle nel fasciame.
Poi, al calar della ripresa, s’è scatenata la "zona nerazzurra", quel turbine di cuoio e sudore che nelle ultime tre contese ha prodotto dodici reti, quasi tutte concentrate nel primo vagito del secondo tempo. Al minuto 53, il sipario s’è alzato: Dimarco, che in questo torneo pennella cross con la precisione di un amanuense, ha trovato il corazziere Thuram. Per il francese è stato un gioco da ragazzi appoggiare in rete un pallone che gridava solo di essere spinto oltre la linea. Uno a zero e fine delle speranze.
Nemmeno il tempo di riordinare i ranghi che il "polmonuto" Nicolò Barella, sardo di scoglio ma nerazzurro di polmone, ha catturato una palla vagante al limite dell’area. Un fendente secco, senza troppe cerimonie o esultanze di rito, che ha trafitto Caprile per il raddoppio. Lì s’è capito che per i Sardi la luce s’era spenta definitivamente.
Pisacane ha provato a rimescolare le carte, gettando nella mischia Mendy per un Borrelli ectoplasmico e Deiola per l'opaco Gaetano. Ma il mosaico di Chivu è apparso granitico, ieratico nella sua superiorità. Il Cagliari, ormai ridotto a una scarpa vecchia spazzata via dalla marea, non ha più prodotto un solo squillo di valore, eccezion fatta per il solito Palestra, unico a lottare contro i mulini a vento di una difesa nerazzurra che non concede manco un sospiro.
In pieno recupero, col sangue ormai freddo, c'è stata gloria anche per Zielinski. Un destro secco da fuori area che ha sigillato il tris al 92’. Niente di nuovo sul fronte occidentale: l'Inter avanza come un rullo compressore, nociva e letale, verso il titolo. Per il Cagliari, invece, è notte fonda. Tre spanne di differenza ci stanno tutte, ma ora il calendario si fa aspro come il vento di maestrale. Bisognerà lottare tra i rovi per evitare che questo pessimo finale di campionato diventi un’agonia.