Confcommercio denuncia quarant’anni di scelte politiche che hanno favorito la periferia privata affossando il centro storico tra divieti e tasse sulla sosta.
Sassari porta i segni di una frattura urbanistica che dura da quarant’anni, un solco profondo che non divide solo i quartieri ma contrappone visioni politiche opposte. Confcommercio interviene oggi con un atto d’accusa che ha il sapore amaro della memoria: la cosiddetta ricucitura urbana, ovvero il piano per collegare meglio il centro alla zona di Predda Niedda, rischia di diventare l'ennesimo conto presentato ai sassaresi per rimediare ai favori concessi in passato ai privati. Il documento diffuso dall’associazione ricostruisce una trasformazione iniziata negli anni Novanta, quando il cuore antico della città veniva stretto in una morsa di regole ferree mentre la periferia cresceva in un regime di quasi totale anarchia.
Tutto ebbe inizio con un artificio che permise di trasformare quella che era nata come una zona industriale in un polo commerciale gigante. Grazie a un’interpretazione elastica delle norme, capannoni edificati con le agevolazioni destinate alle industrie divennero negozi senza che i proprietari pagassero i necessari oneri di urbanizzazione, ovvero quelle somme che i costruttori devono versare al Comune per finanziare le opere pubbliche come strade, marciapiedi e illuminazione. Mentre a Predda Niedda si creava una città parallela sostenuta da fondi pubblici, nel centro storico l’amministrazione applicava il pugno di ferro del Codice della Strada. Vennero istituite le Ztl, le zone a traffico limitato dove le telecamere puniscono ogni distrazione dei residenti, e si impose un sistema di sosta quasi interamente a pagamento, arrivando a cancellare persino i mezzi pubblici dedicati che garantivano il respiro commerciale del cuore cittadino.
Oggi lo scenario è cambiato perché la grande distribuzione è entrata in crisi sotto i colpi degli acquisti telematici. Molti spazi a Predda Niedda hanno perso redditività e sono stati riconvertiti in palestre, sale giochi o centri per il tempo libero, trasformando l'area in una città nella città che però sconta oggi l'assenza originaria di infrastrutture adeguate. In questo contesto spunta il progetto della ricucitura. Confcommercio solleva però interrogativi pesanti sulla natura di questa operazione, chiedendosi se la manovra risponda davvero a un interesse pubblico o se serva semplicemente a sostenere con soldi collettivi un’area privata in difficoltà dopo decenni di privilegi. L'organizzazione si domanda apertamente chi abbia beneficiato delle scelte che hanno favorito la fuga del commercio dal centro e quali costi siano stati scaricati sulla collettività in questo lungo processo.
Un altro nodo riguarda la coerenza delle regole stabilite dal Puc del 2007, ovvero il Piano urbanistico comunale che detta le direttive su come deve evolvere il territorio. L'associazione fa notare un paradosso: se per autorizzare nuovi spazi commerciali a Predda Niedda ci si attiene scrupolosamente alla lettera del piano, lo stesso documento viene ignorato quando parla di trasporti, come nel caso dell'elettrificazione della linea Sassari-Sorso o del collegamento con Li Punti. Confcommercio sottolinea che Sassari non può permettersi un’altra stagione di interventi calati dall’alto e privi di trasparenza. Secondo l'associazione, quando il cambiamento è guidato più da interessi particolari che da una visione d'insieme, il rischio concreto è che a pagare siano sempre gli stessi cittadini, testimoni di un'evoluzione urbana che ha sacrificato il commercio di vicinato e il presidio sociale del centro sull'altare della periferia.