L'Unesco avverte l'Europa: "Uno tsunami colpirà il Mediterraneo entro i prossimi trent'anni"

I dati della Commissione oceanografica indicano una probabilità altissima. Il pericolo nasce dalla faglia di Averroè, tra la Spagna e il Nord Africa. Cosa significa davvero affrontare un'onda di un metro.

di Pasqualino Trubia

Il conto alla rovescia è tracciato dai sismografi e dai modelli matematici. Secondo la Commissione oceanografica intergovernativa (IOC) dell'Unesco, le coste del Mar Mediterraneo saranno colpite da uno tsunami entro i prossimi tre decenni. Non si tratta di un'ipotesi remota, ma di una certezza statistica che sfiora il cento per cento.

La faglia sotto il mare L'epicentro di questa minaccia geologica ha un nome e delle coordinate precise: la faglia di Averroè. Si tratta di una profonda spaccatura della crosta terrestre situata sotto il mare di Alboran, lo spicchio di Mediterraneo occidentale incastrato a metà strada tra la costa spagnola di Malaga e i litorali del Nord Africa.

I movimenti tettonici in quell'area sono in costante accumulo di energia. Una rottura improvvisa della faglia genererebbe un violento spostamento d'acqua capace di raggiungere le coste iberiche e marocchine in una ventina di minuti, per poi propagarsi rapidamente verso est, investendo il resto del bacino mediterraneo, Sardegna inclusa. Leggendo le stime Unesco su "uno tsunami di oltre un metro", il cittadino comune potrebbe immaginare un'onda da surfista e sottovalutare fatalmente il pericolo. La fisica ci dice l'opposto. Le onde normali sono mosse dal vento e coinvolgono solo lo strato superficiale dell'acqua. Uno tsunami, invece, è un'intera colonna d'acqua (dal fondale marino fino in superficie) mossa dalla brutale energia di un terremoto sottomarino.

Un muro d'acqua solido e inarrestabile alto "solo" un metro ha una forza d'urto devastante: è sufficiente per trascinare via automobili, sradicare alberi, distruggere gli ormeggi dei porti e allagare per chilometri l'entroterra pianeggiante.

Il monito ai governi L'allarme lanciato dall'organismo dell'Unesco non serve a generare panico, ma a sollevare un interrogativo politico e ingegneristico immediato: quanto sarebbero mortali, oggi, gli effetti di un maremoto nel Mediterraneo?

Le coste europee sono densamente popolate e pesantemente cementificate. Prepararsi allo tsunami significa installare sirene d'allarme, tracciare vie di fuga chiare nei comuni costieri e addestrare la popolazione, esattamente come avviene da decenni sulle coste del Pacifico.

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