La Polizia notifica il divieto di esercitare la professione. Una quinta dipendente denunciata per abuso dei mezzi di correzione.
I ragazzi trasferiti in una nuova comunità per ordine del Tribunale. Le indagate restano innocenti fino a sentenza definitiva.
di Pasqualino Trubia
Sassari – Questa mattina la Squadra Mobile della Polizia ha messo i sigilli a una struttura d'accoglienza per minori disabili della città. L'accusa formalizzata dalla Procura della Repubblica è pesante: maltrattamenti nei confronti di ragazzi affetti da disturbi dello spettro autistico.
Il blocco della professione
L'inchiesta, condotta nel massimo riserbo, ha portato il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) del Tribunale di Sassari a firmare quattro misure cautelari contro altrettante educatrici dipendenti del centro.
Il documento impone alle donne il divieto di esercitare la professione. Nel diritto penale, non si tratta di una condanna definitiva – la legge italiana garantisce la rigorosa presunzione di innocenza per tutti gli indagati fino all'ultimo grado di giudizio – ma di un provvedimento preventivo. Il giudice, valutati gli elementi raccolti dalla Polizia, ha deciso di allontanare immediatamente le operatrici dal contatto con i pazienti per evitare la reiterazione del reato in attesa del processo.
Maltrattamenti e finte punizioni
Il fascicolo d'indagine si sdoppia. Se per le quattro educatrici sospese l'ipotesi di reato è quella di maltrattamenti su soggetti fragili affidati alla loro custodia, per una quinta insegnante la contestazione è diversa.
La donna è stata deferita (denunciata) per abuso dei mezzi di correzione. Si tratta di un reato specifico che scatta quando chi ha un ruolo educativo (come un insegnante, un tutore o un genitore) utilizza punizioni sproporzionate, umilianti o fisicamente dolorose, cercando di giustificarle sotto la veste della disciplina e dell'insegnamento.
I sigilli e il trasferimento
L'intervento della Polizia non si è limitato al personale. Il magistrato ha disposto il sequestro dell'intera struttura, che da oggi è chiusa.
Per tutelare le uniche vere vittime potenziali di questa vicenda, la macchina della giustizia si è mossa in asse con il Tribunale per i Minorenni di Sassari. Tutti i ragazzi ospiti del centro sequestrato sono stati presi in carico dai servizi competenti e trasferiti in blocco in una comunità alternativa, dove potranno proseguire il loro percorso di assistenza in un ambiente sicuro.