C’era un patto nel 2019: niente carcere in cambio del risanamento. Ma a Macchiareddu i "crostoni" chimici sono rimasti al loro posto. Il sindaco di Assemini ordina la rimozione, gli ambientalisti insorgono: "Giustizia presa in giro".
CAGLIARI – In Italia il "ravvedimento operoso" è spesso una formula magica che permette ai colpevoli di schivare la galera promettendo di rimettere a posto i cocci. Ma se i cocci sono tonnellate di fanghi acidi e fluoruri, e se dopo cinque anni sono ancora lì a macerare sotto il sole di Macchiareddu, allora la magia finisce e resta solo la truffa ai danni della collettività.
La notizia, rilanciata dal Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) sulla scorta di quanto emerso dall’Unione Sarda, è che la Procura della Repubblica di Cagliari non ha gradito la presa in giro. Sarebbero stati aperti due nuovi procedimenti penali (uno nel 2023, uno nel 2025) per indagare su un fatto semplice quanto gravissimo: la mancata bonifica ambientale delle aree inquinate dalla Fluorsid S.p.A.
Il peccato originale e il perdono condizionato
Per capire l’indignazione odierna bisogna riavvolgere il nastro al luglio 2019. L’inchiesta sul disastro ambientale che aveva avvelenato la laguna di Santa Gilla e le campagne di Assemini si chiuse con un patteggiamento. I vertici dell’azienda – dal presidente Lavanga ai direttori, fino ai responsabili della sicurezza – se la cavarono con pene sospese (23 mesi) e multe irrisorie. Il motivo di tanta clemenza? L’impegno solenne a ripulire tutto.
L’attenuante concessa fu proprio quella dell’art. 452 decies del codice penale: si premia chi “provvede concretamente alla messa in sicurezza, alla bonifica e, ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi”.
L’avvocato dell’azienda, all’epoca, dichiarava che “Il piano delle bonifiche concordato con la Procura ‘era già stato varato dalla società di Tommaso Giulini per risanare l’area attorno allo stabilimento di Macchiareddu e migliorare ulteriormente il rispetto della sicurezza ambientale’”. Parole.
La realtà dei "crostoni"
Oggi, la realtà presenta un conto diverso. Non solo la bonifica non si vede, ma le ispezioni tecniche raccontano un paesaggio lunare e tossico. Una relazione della Città Metropolitana di Cagliari del settembre 2023 è impietosa: “…nelle aree oggetto di sopralluogo il materiale sversato crea delle discontinuità morfologiche con innalzamento del piano di campagna apparentemente anche di qualche metro”.
Non è terra, è veleno. “Il materiale – scrivono i tecnici – si presenta di colore beige chiaro, in altre di colore grigio; i depositi sono superficialmente pulverulenti ma compatti nella consistenza quasi a formare dei ‘crostoni’”. E la sentenza finale: “Dall’esame visivo delle aree oggetto di sopralluogo si riscontra che in nessuna di queste risultano evidenti attività di rimozione dei materiali”.
L'ultimatum del Sindaco
Di fronte all'inerzia, il 30 dicembre 2025 il Sindaco di Assemini, Mario Puddu, ha dovuto firmare un'ordinanza per intimare alla Fluorsid “di provvedere con la massima urgenza e comunque non oltre il termine di 180 giorni [...] ad un intervento di rimozione dei rifiuti abbandonati”. Siamo al paradosso: un'amministrazione deve ordinare a un colosso industriale di fare ciò che aveva promesso a un giudice cinque anni prima per evitare la prigione.
Un disastro certificato
Non stiamo parlando di qualche sacchetto abusivo. Le carte del 2017 descrivono un’apocalisse chimica: contaminazione dell’aria, falde acquifere compromesse da metalli pesanti, pecore ammalate di fluorosi, abitanti di Assemini costretti a respirare polveri acide che entravano “anche attraverso gli infissi”.
Il GrIG, guidato da Stefano Deliperi, ora chiede che si passi dalle carte bollate all'azione di forza: se l'azienda non pulisce, lo faccia lo Stato in danno ai responsabili (potere sostitutivo). Perché “è semplicemente folle che una Regione non abbia il polso ambientale e della salute del proprio territorio”.
La Procura indaga di nuovo. Ma intanto, tra i fanghi di Santa Gilla e i "crostoni" di Macchiareddu, la giustizia per il “popolo inquinato” resta una chimera soffocata dalla burocrazia.