15ª Tappa Tour de France 2026 - Evenepoel vince al Plateau de Solaison, il Tour perde Vingegaard

  Da Champagnole la strada sale quasi subito, e non smette più. La quindicesima tappa è il primo vero assaggio di Alpi: centottantaquattro chilometri che si arrampicano di continuo, senza quasi un metro di pianura, fino all'inedito muro del Plateau de Solaison, undici chilometri e mezzo al nove per cento con le prime rampe oltre il dieci. È domenica diciannove luglio. Il venerdì diciassette, quello che la superstizione vuole nemico, era passato liscio: sarebbe stata la domenica a presentare il conto. Si parte e la Alpecin-Premier Tech prende la corsa per mano. Al traguardo volante di Saint-Laurent-en-Grandvaux, dopo appena diciassette chilometri, Jasper Philipsen regola Mads Pedersen e incassa i venticinque punti. Poi comincia la battaglia, e dura a lungo: la strada che sale in continuazione trasforma ogni tentativo in fatica, e servono più di ottanta chilometri di scatti, controscatti e gruppetti ripresi prima che la fuga prenda forma. Ci provano in tanti, da Julian Alaphilippe a Warren Barguil, da Matej Mohoric ad Antonio Tiberi, e a un certo punto persino Richard Carapaz parte come una freccia dal plotone; ogni volta, però, la salita e il ritmo del gruppo rimettono le cose a posto.

  Alla fine sono ventiquattro uomini a guadagnare strada, e dentro c'è di tutto: Adam Yates, Thymen Arensman, Egan Bernal con Kévin Vauquelin, Tom Pidcock scortato dai suoi, Quinn Simmons, Ben Healy, Mauro Schmid, Ilan Van Wilder. Il gruppo, tirato a lungo dalla EF Education-EasyPost e poi dal Team Visma | Lease a Bike, concede loro poco più di due minuti. Sul Salève-Col de la Croisette, quattro chilometri e mezzo all'undici per cento, la fuga si sgretola. Davanti fa l'andatura Tom Pidcock, che sulla salita più ripida dell'intero Tour prova a mettere in riga i compagni d'avventura; scollina per primo Simmons, mentre alle sue spalle il plotone dei migliori si assottiglia colpo su colpo. Sui saliscendi che seguono prende la scena Mauro Schmid: lo svizzero allunga da solo, resiste sulla Côte du Mont e affronta in testa gli ultimi chilometri di valle prima del muro conclusivo, con un margine a lungo attestato intorno ai venti secondi. È qui, a ventidue chilometri dall'arrivo, che il Tour cambia volto. Nel gruppo Maglia Gialla si toccano alcune ruote: va a terra per primo Sepp Kuss e, dietro di lui, cade Jonas Vingegaard. Isaac Del Toro, coinvolto nella stessa caduta, risale in sella e riparte; il danese no. Resta seduto sull'asfalto, la mano alla spalla, e non si rialza. I compagni lo attendono un istante, poi ripartono: non è un buon segno. Pochi minuti dopo arriva la conferma che nessuno avrebbe voluto: Vingegaard sale in ambulanza e lascia il Tour de France.

  Il timore è per la clavicola, ma per ora conta soltanto il fatto nudo. Il secondo uomo della classifica, l'unico che in questi giorni aveva provato a rispondere a Tadej Pogacar, è fuori dalla corsa: per la prima volta dal 2021 non vedrà il podio di Parigi, ed è il primo ritiro in un grande giro della sua carriera. Davanti, appresa la notizia, Pogacar si lascia sfilare dalle prime posizioni per accertarsi delle condizioni del rivale; Mattias Skjelmose scende a scambiare due parole con lui. Cambia tutto, e non soltanto la tappa. Ai piedi del Plateau de Solaison la corsa ha ormai un altro volto. Simmons e poi Schmid vengono riassorbiti uno dopo l'altro, e sull'ascesa finale la UAE Team Emirates XRG detta legge per Isaac Del Toro. Quando Pogacar si mette in testa il gruppetto si riduce all'osso: cede Paul Seixas, che sale regolare avendo capito presto di non poter reggere quel ritmo; cede Florian Lipowitz; cede anche Juan Ayuso. Alla ruota dei due della UAE Team Emirates XRG resta un solo avversario, Remco Evenepoel. Il belga non perde un metro: quando Del Toro prova a muoversi, risponde; e quando, nell'ultimo chilometro, è lui a rilanciare deciso, Pogacar tenta di seguirlo ma non riesce a saltarlo. Sul traguardo del Plateau de Solaison alza le braccia, i pugni serrati verso il cielo: è la sua prima vittoria in questo Tour. Pogacar taglia la linea al suo fianco, nello stesso tempo, ma oggi non era la sua giornata e non ha cercato di renderla tale. Sei secondi più indietro chiude Isaac Del Toro, terzo: nonostante la caduta si prende il gradino più basso del podio di tappa e la maglia bianca di miglior giovane, tolta proprio a Seixas. Alle spalle dei primi la volata del gruppetto inseguitore premia Lenny Martinez; più indietro, Quinn Simmons, eletto il più combattivo di giornata, taglia il traguardo dopo aver speso le ultime forze al servizio di Juan Ayuso. Ma i conti veri si fanno in classifica generale, ridisegnata dall'assenza di Vingegaard. Pogacar resta saldamente in giallo; alle sue spalle sale ora Evenepoel, secondo a cinque minuti netti, con Del Toro terzo e Paul Seixas quarto. Mads Pedersen, che al traguardo volante aveva ceduto il passo a Philipsen, conserva senza affanni la maglia verde. Il venerdì diciassette era passato liscio; la domenica diciannove ha presentato il conto, e a saldarlo è stato il più atteso di tutti.

  Ordine d'arrivo: 1. Remco Evenepoel (Red Bull-Bora-hansgrohe) 4:23:09 2. Tadej Pogacar (UAE Team Emirates XRG) s.t. 3. Isaac Del Toro (UAE Team Emirates XRG) +0:06 4. Paul Seixas (Decathlon CMA CGM Team) +0:58 5. Florian Lipowitz (Red Bull-Bora-hansgrohe) +0:58 6. Lenny Martinez (Bahrain Victorious) +1:57 7. Mattias Skjelmose (Lidl-Trek) +1:57 8. Juan Ayuso (Lidl-Trek) +2:00 9. Adam Yates (UAE Team Emirates XRG) +2:00 10. Quinn Simmons (Lidl-Trek) +2:16 Classifica generale: 1. Tadej Pogacar (UAE Team Emirates XRG) 55:41:31 2. Remco Evenepoel (Red Bull-Bora-hansgrohe) +5:00 3. Isaac Del Toro (UAE Team Emirates XRG) +5:58 4. Paul Seixas (Decathlon CMA CGM Team) +6:23 5. Florian Lipowitz (Red Bull-Bora-hansgrohe) +6:48 6. Juan Ayuso (Lidl-Trek) +7:28 7. Mattias Skjelmose (Lidl-Trek) +9:38 8. Lenny Martinez (Bahrain Victorious) +10:28 9. Tom Pidcock (Pinarello Q36.5 Pro Cycling Team) +10:59 10. Jordan Jegat (TotalEnergies) +19:26

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