Sui Pirenei Orientali il caldo morde fin dalle prime pedalate, e la giornata porta con sé un
peso che non è soltanto agonistico. Un vasto incendio divampa nei boschi al di là del
confine e impone misure straordinarie: sul versante francese, soprattutto verso l'arrivo, la
prefettura di Perpignan e l'organizzazione sospendono la carovana pubblicitaria e
chiedono al pubblico di non affollare le strade, lasciando transitare solo i mezzi
indispensabili, perché pompieri e soccorritori possano lavorare senza intralci. È in questa
cornice sospesa che la Grande Boucle saluta la Catalogna e rientra per la prima volta in
Francia, da Granollers verso l'arrivo in quota di Les Angles.
Dal via ufficiale la corsa è una battaglia ininterrotta per infilarsi nella fuga giusta. Il gruppo,
però, non concede spazio: chi prova ad andarsene guadagna una manciata di secondi e
viene puntualmente ripreso, in un elastico che si ripete decine di volte. Sulle prime rampe
della Côte de Saint Feliu de Codines si accende Julian Alaphilippe, ma una scivolata nelle
primissime posizioni manda a terra diversi corridori, tra cui Isaac Del Toro, subito
rialzatosi, e soprattutto Bruno Armirail, il più malconcio, costretto a farsi medicare in sella.
Sul primo Gran Premio della Montagna passa per primo Valentin Paret-Peintre.
La corsa trova quiete solo dopo un lungo logorio. A –125 km un drappello di diciotto
uomini prende finalmente il largo: ci sono, tra gli altri, Alex Baudin, Nicolas Prodhomme,
Mads Pedersen, Michael Storer, Magnus Cort e Raúl García Pierna. Egan Bernal riesce a
inserirsi nel movimento giusto, ma una foratura lo tradisce e, dopo un paio di cambi bici, lo
riconsegna al gruppo. Al traguardo volante di Campdevànol è Pedersen a transitare per
primo, incamerando punti pesanti per la classifica a punti.
Davanti al plotone comanda un metronomo solo: la UAE Team Emirates-XRG, che si
alterna al comando con Vermeersch, Politt e Wellens, tiene la fuga al guinzaglio, mentre la
Visma, per larga parte della tappa, si limita a controllare e prende la testa solo per un
breve tratto.
Sul Col de Toses, unico Gran Premio di prima categoria della tappa, la corsa cambia pelle.
Una marea di tifosi accompagna i corridori lungo l'ultimo tratto spagnolo, mentre García
Pierna scatta in solitaria e sulla vetta è Baudin a passare davanti a tutti, issandosi al
comando virtuale degli scalatori. Ed è qui, sulle rampe che sfiorano i milleottocento metri,
che il gruppo dei migliori inizia a perdere pezzi: cedono, tra gli altri, Kévin Vauquelin e
Romain Grégoire.
Ridiscesi verso Puigcerdà e superato il confine, la strada torna a salire sul Col du Calvaire,
tetto di giornata e ormai in terra francese. Baudin allunga di nuovo e solo Prodhomme
riesce a seguirlo: i due francesi guadagnano il comando e scollinano quasi insieme, con
Baudin ancora una volta primo al Gran Premio. Ma il ritmo cadenzato della UAE non lascia
margini: gli ultimi fuggitivi vengono riassorbiti, e Baudin, che resiste fino in fondo, si
arrende a –11 km.
Da lì, nessuno osa attaccare. Il gruppo si presenta compatto ai piedi di Les Angles, e sullo
strappo conclusivo, millesettecento metri appena ma con pendenze oltre il sei per cento,
va in scena il primo, atteso duello: e se l'organizzazione aveva chiesto di lasciare libere le
strade, lungo il percorso la gente non manca, a scandire con la voce gli ultimi metri. Sulle
prime rampe è la Visma a dettare il ritmo, con Jorgenson e poi Sepp Kuss davanti; quindi
risale Del Toro, in maglia verde, a lanciare il proprio capitano, con Vingegaard incollato alla
ruota. Il messicano alza il ritmo nell'ultimo chilometro e il gruppo si spezza: perdono
contatto Florian Lipowitz, Remco Evenepoel e Juan Ayuso, faticano Mattias Skjelmose,
Lenny Martinez e Tom Pidcock. Poi, dentro gli ultimi cinquecento metri, parte Tadej
Pogacar. Vingegaard prova a rispondere, ma non riesce a reggere lo strappo. Lo sloveno
fa il vuoto e vince da solo, ventiduesima vittoria di tappa al Tour per l'iridato.
Alle sue spalle, a due secondi, taglia il traguardo Vingegaard; poco dietro Richard Carapaz
brucia in volata Paul Seixas per il terzo posto. Ed è nell'aritmetica dei distacchi che si
consuma il colpo di scena. I due secondi sul traguardo e il gioco degli abbuoni cancellano
esattamente i sei secondi che Pogacar doveva a Vingegaard: i due si ritrovano appaiati,
con lo stesso identico tempo in classifica generale.
A decidere è la somma dei
piazzamenti, che premia lo sloveno. Così la maglia gialla cambia spalle senza che un solo
secondo separi i due protagonisti. Baudin, primo sul Toses di prima categoria e poi sul
Calvaire, conquista la maglia a pois.
In casa Italia, la prova migliore è quella di Davide Piganzoli, rimasto agganciato ai primi fin
sotto l'ultimo strappo e attardato soltanto di una trentina di secondi al traguardo; giornata
più dura per Antonio Tiberi, in difficoltà già sul Toses e ormai lontano dai piani alti della
generale.
Nel dopocorsa, Pogacar riconosce il lavoro dei compagni: "Tutta la squadra ha fatto un
lavoro ottimo, soprattutto Del Toro nel finale. A metà tappa abbiamo deciso che avremmo
potuto vincere la frazione e ci abbiamo provato."
Ordine d'arrivo
1. Tadej Pogacar (UAE Team Emirates-XRG) 4h45'11"
2. Jonas Vingegaard (Team Visma | Lease a Bike) a 2"
3. Richard Carapaz (EF Education-EasyPost) a 2"
4. Paul Seixas (Decathlon CMA CGM Team) a 2"
5. Tobias Halland Johannessen (Uno-X Mobility) a 4"
6. Lennert Van Eetvelt (Lotto-Intermarché) a 4"
7. Florian Lipowitz (Red Bull-BORA-hansgrohe) a 4"
8. Remco Evenepoel (Red Bull-BORA-hansgrohe) a 4"
9. Isaac Del Toro (UAE Team Emirates-XRG) a 4"
10. Juan Ayuso (Lidl-Trek) a 4"
Classifica generale
1. Tadej Pogacar (UAE Team Emirates-XRG) 8h46'55"
2. Jonas Vingegaard (Team Visma | Lease a Bike) stesso tempo
3. Remco Evenepoel (Red Bull-BORA-hansgrohe) a 23"
4. Isaac Del Toro (UAE Team Emirates-XRG) a 24"
5. Juan Ayuso (Lidl-Trek) a 27"
6. Paul Seixas (Decathlon CMA CGM Team) a 48"
7. Florian Lipowitz (Red Bull-BORA-hansgrohe) a 53"
8. Lenny Martinez (Bahrain Victorious) a 1'09"
9. Tobias Halland Johannessen (Uno-X Mobility) a 1'11"
10. Ilan Van Wilder (Soudal Quick-Step) a 1'17"