15ª Tappa Giro 2026 – Dversnes beffa il gruppo. La fuga vince a Milano

  Corso Venezia, ore 17:06. Fredrik Dversnes alza il pugno al cielo milanese, e il Giro d'Italia 2026 si scrive una pagina che nessuno aveva immaginato. Il norvegese della Uno-X Mobility beffa in volata i tre compagni di fuga e regala alla sua squadra invitata la prima vittoria di tappa al Giro. Maestri secondo, Marcellusi terzo, Bais quarto. Il gruppo dei velocisti, umiliato, arriva con cinquantasette secondi di ritardo. È la quindicesima tappa, la Voghera-Milano, 156 chilometri di pianura padana che dovevano consacrare uno tra Milan, Magnier o Groenewegen e che invece premiano una fuga partita dopo 5 km di gara e mai più ricucita. La giornata comincia sotto un sole già feroce. Trentatré gradi attesi sul tracciato, e la giuria concede ai corridori di rifornirsi liberamente fin dal chilometro zero, sospendendo il consueto divieto nei primi 50 km. La partenza ufficiale è posticipata di dieci minuti, dalle 13:40 alle 13:50. Sette km di trasferimento e poi il via vero alle 14:03, davanti ai centocinquantanove corridori superstiti della seconda settimana. Bastano 5 km. Alle 14:08, a -152 km dall'arrivo, escono dal plotone in quattro: Martin Marcellusi della Bardiani CSF 7 Saber, Mirco Maestri e Mattia Bais della Polti VisitMalta, Fredrik Dversnes della Uno-X Mobility.

  Tre italiani e un norvegese, quattro corridori di squadre minori che nessuno considera in grado di sopravvivere fino a Milano. Il gruppo li lascia andare. Venti secondi, poi cinquanta, poi due minuti, infine quasi tre. La fuga è solida, i quattro si danno cambi regolari, la pianura pavese scorre via fra campi di riso e cascine, sotto un cielo che brucia. Belgioioso, Pavia. A -111 km dall'arrivo, il traguardo volante. Volata fra i quattro davanti, e a vincerla è Marcellusi, davanti a Bais. Dietro, in gruppo, un piccolo episodio significativo: l'UAE Emirates si organizza per portare Narvaez a prendere il punto residuo della classifica a punti, ma sul filo lo passa Paul Magnier della Soudal Quick-Step. Il francese guadagna un punto e affianca Narvaez in vetta alla ciclamino, centotrentuno a centotrentuno, ora si va davvero in volata per la maglia. Milan non si muove neppure, segno che il friulano della Lidl-Trek ha già pensato solo a Corso Venezia. La carovana entra in Milano. Poco prima del primo passaggio dalla Chiesa Rossa, radio corsa annuncia un episodio gestito con classe: un'ambulanza in servizio di emergenza, estranea al Giro, deve passare in senso contrario al gruppo. Una moto della corsa la scorta, i corridori si spostano tutti sulla destra, l'ambulanza transita in sicurezza. Il Giro si fa da parte, e nessuno fiata. Lungo il circuito qualcuno si è vestito da autovelox: con i ritmi che reggono i quattro davanti, farà parecchie multe. A -67 km, primo passaggio sul traguardo di Corso Venezia. Inizia il circuito milanese, 16,3 km da ripetere quattro volte. Cinque squadre si dividono il lavoro in testa al gruppo: Lidl-Trek per Milan, Soudal Quick-Step per Magnier, Unibet Rose Rockets per Groenewegen, EF Education per Mihkels, NSN Cycling per Vernon. Poi si aggiungono Jayco AlUla per Ackermann e Decathlon per Andresen. Sei treni in ordine, e i Bardiani che fanno da freno davanti per proteggere il compagno Marcellusi in fuga. Ma il circuito milanese morde. A -55 km cade un corridore della Movistar.

  Caduta isolata, niente di grave, ma il gruppo si tende. A - 45 km, in coda al plotone, compare la maglia rosa di Vingegaard: foratura, l'ammiraglia non riesce ad arrivare in tempo. Il danese si avvicina alla macchina della direzione di corsa, ne nasce un colloquio breve. 3 km dopo, foratura anche per Mihkels della EF. Poi è Ciccone della Lidl-Trek ad accostarsi all'auto della direzione. Le ammiraglie si parlano fra loro, la Decathlon si affianca alla Visma, poi alla giuria, la situazione si fa nervosa. Al chilometro Red Bull, in piena lotta diplomatica, è ancora Dversnes a transitare per primo, abbuono di sei secondi e punti pieni per la classifica del traguardo speciale. Alle 16:30, radio corsa formalizza la decisione della giuria: la neutralizzazione dei tempi, inizialmente prevista a -5 km dall'arrivo, viene anticipata all'inizio dell'ultimo giro, a -16,3 km. L'intero anello finale è garantito per la classifica generale. I big respirano. I treni dei velocisti si dispongono per organizzare la volata, ma proprio in quel momento qualcosa si rompe. Il gruppo rallenta. La fuga, che pareva morta, riprende fiato. A -8 km, il vantaggio dei quattro davanti risale a quarantotto secondi. A - 6 km, ancora trentadue. A -4 km, ventisei secondi, e il gap non scende più. Lidl-Trek, Unibet e Decathlon si guardano. Nessuno tira fino in fondo. Stuyven della Soudal, a -1,4 km dall'arrivo, prova a impostare un rilancio tardivo, ma è troppo tardi. Anarchia in testa al gruppo, a -600 metri il vantaggio della fuga è ancora di sedici secondi: una vita. E davanti, in Corso Venezia, i quattro fuggitivi si giocano la vittoria. Sul rettilineo da 2 km, asfalto largo 8 metri, Maestri parte per primo, Marcellusi a ruota, Dversnes si tiene in seconda fila. Il norvegese, freddo come un metronomo, esce dalla scia all'ultimo, brucia Maestri sul filo, alza appena la mano in un cenno sobrio, poi un pugno in avanti. Maestri secondo, Marcellusi terzo, Bais quarto, tutti nello stesso tempo. Cinquantasette secondi dopo, la volata anarchica del gruppo: Magnier batte Groenewegen, Andresen, Vernon, Penhoët, Mozzato. Milan non c'è. Il friulano della Lidl-Trek esce dai primi dieci, beffa amarissima, ancora a secco in questa Corsa Rosa. Vingegaard mantiene la maglia rosa per la neutralizzazione attiva, classifica generale invariata: due minuti e ventisei sul portoghese Eulalio, due e cinquanta su Gall, tre e tre su Arensman, con Pellizzari sesto a quattro e ventidue dal danese e Piganzoli decimo. Magnier guadagna punti pesanti per la ciclamino e si riprende il primato sulla classifica a punti, lasciando Narvaez al secondo posto. Ma la giornata è di Dversnes e della sua Uno-X norvegese, una delle squadre invitate più piccole della corsa, che con un colpo di sangue freddo cancella il copione di una tappa che doveva essere già scritta. Il norvegese prende la sua prima vittoria in un grande giro al termine di una fuga lunga 152 km, e lo fa con un'esultanza in due tempi, quasi imbarazzata, come chi sa di aver rubato qualcosa. Il Giro arrivava a Milano dopo cinque anni d'assenza. Lo aspettavano le ruote veloci. Lo ha vinto un fuggitivo. Domani giorno di riposo, poi la terza settimana, le montagne, i conti veri. Ma Corso Venezia, oggi, parla norvegese.

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