Cagliari, 10 aprile. Fabio Pisacane cammina su un filo sottile teso sopra il prato della Domus. Otto partite senza raccogliere un successo sono un’eternità nel calcio contemporaneo, un mondo dove la pazienza è merce rara e i risultati sono l’unico certificato di esistenza in vita. Alla vigilia del match contro la Cremonese, l’allenatore rossoblù non si nasconde. Sa che una buona fetta di salvezza — dal latino salvus, ovvero intero, intatto — passa per questi novanta minuti. Rimanere "intatti", in Serie A, significa evitare il baratro della retrocessione, un declassamento che per le casse di una società sportiva equivale a un terremoto finanziario.
L’architettura della crisi
Il sistema calcio è spietato: quando i punti mancano per due mesi, il primo a finire sul banco degli imputati è il tecnico. Pisacane si trova a gestire una squadra che sembra aver smarrito la bussola, proprio mentre l'infermeria somiglia a un lazzaretto. Pavoletti, Idrissi e Felici sono fuori causa; Belotti, il colpo del mercato estivo, è ancora un fantasma che insegue la condizione dopo l'infortunio di inizio stagione.
Dall'altra parte del campo siede Marco Giampaolo, soprannominato il "Maestro" per la sua dedizione quasi maniacale alla tattica. Un avversario insidioso. La parola deriva dal latino insidiae, l'agguato: è la trappola tesa da chi conosce bene i punti deboli altrui. Pisacane lo sa e non usa giri di parole in conferenza stampa: "le squadre del maestro Gianpaolo non hanno bisogno di presentazioni anche se i punti in palio saranno ancora tanti a prescindere dall'esito della gara."
Fatti e parole
La panchina scotta. In Sardegna il vento è cambiato e le voci su un possibile esonero — l'atto con cui la società solleva l'allenatore dall'incarico pur continuando a pagarlo, per cercare una scossa psicologica nel gruppo — si fanno assordanti. Pisacane, però, rivendica la sua appartenenza e il suo spirito combattivo: "Quando non si vince da due mesi dispiace ma onorerò questo impegno fino alla fine e sono sicuro che vinceremo la nostra battaglia."
Non sarà forse un "dentro o fuori" definitivo per la matematica, ma lo è certamente per il morale e per la fiducia della piazza. Il Cagliari ha bisogno di tre punti per respirare, per allontanare lo spettro di una retrocessione che sarebbe un fallimento sportivo e identitario.
Resta da capire se lo spirito di battaglia invocato dall'allenatore basterà a compensare i limiti tecnici e le assenze pesanti. Può una squadra che non vince da sessanta giorni ritrovare la grinta proprio davanti al "Maestro" dell'organizzazione tattica? La Domus aspetta risposte, non alibi.