?Non è solo calcio, è diplomazia, è geopolitica e, per l’Iran, è una questione di sopravvivenza sportiva. Mentre i Mondiali 2026 si avvicinano, il "caso Iran" è diventato un buco nero nel tabellone. L’annuncio ufficiale del ritiro, arrivato l’11 marzo scorso, sembrava una parola fine, una rinuncia forzata a causa del conflitto in Medio Oriente e dell’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei, attribuita a USA e Israele. Ma lo sport non si arrende mai. La Federazione calcio iraniana (FFIRI) sta tentando l’ultima, disperata carta. Un grande “banner” campeggia sulla sede a Teheran: "Richiesta di spostamento delle partite dell'Iran in Messico – Per la sicurezza e l'uguaglianza degli atleti."
Non si tratta di un boicottaggio totale dei Mondiali, ma di un boicottaggio geografico: l’Iran si rifiuta categoricamente di giocare negli Stati Uniti, considerati "territorio ostile". La FIFA è a un bivio. Accettare la richiesta dell’Iran e spostare tutte le partite del Gruppo G in Messico (con Belgio, Egitto e Nuova Zelanda) aprirebbe un precedente clamoroso, ma eviterebbe un’esclusione che peserebbe sull'integrità del torneo. Ma se la FIFA dovesse dire no? Se la rinuncia iraniana diventasse definitiva a causa del divieto del governo di Teheran di volare negli USA? In quel caso, scatterebbe il regolamento. E proprio qui, si accende una fiammella di speranza per l’Italia. Se l’Iran salta, il regolamento FIFA non è monolitico: mentre il ripescaggio di una squadra asiatica (come l’Iraq) è l’ipotesi più logica, la FIFA ha la discrezionalità finale in casi di "cause di forza maggiore". L’Italia, se putacaso fosse esclusa dai playoff, è la squadra più alta nel “ranking” tra quelle fuori. Un ripescaggio azzurro, per quanto complesso e improbabile, non è più fantascienza se il "caso Iran" dovesse deflagrare. Il “banner” a Teheran parla chiaro: l’Iran aspetta una risposta dalla FIFA. Ma l’Italia aspetta un miracolo regolamentare che, per uno scherzo del destino e della geopolitica, potrebbe rimetterla in gioco in caso di sconfitta in terra bosniaca.