Cagliari – Il Cagliari si spegne sul più bello. Alla Domus comanda il Lecce di Eusebio Di Francesco. Due schiaffi nella ripresa, firmati Gandelman e Ramadani, rispediscono i rossoblù all'inferno dopo l'illusione delle tre vittorie consecutive. Finisce 0-2. Una sconfitta che pesa, perché arrivata contro una diretta concorrente e perché figlia di una prestazione sconcertante.
La noia e il nulla
Il primo tempo è un inno alla noia. Il Cagliari di Pisacane è una squadra bloccata, lenta, prevedibile. L'unico a provare a scuotere il torpore è Zappa, che spinge e cerca varchi. Il resto è un retropassaggio continuo. I sardi restano rintanati nella propria trequarti, come se il pareggio fosse l'obiettivo massimo, rinunciando a priori a far male all'avversario.
Il crollo in dieci minuti
Nella ripresa, il castello di carte crolla. Il Lecce alza il ritmo e chiude la pratica in un amen.
Al minuto 65 la svolta: Sottil pennella un cioccolatino in area, Gandelman ringrazia e insacca di testa. Nell'azione c'è la firma in negativo di Caprile: il portiere esce male, resta nella terra di nessuno e lascia la porta sguarnita.
Undici minuti dopo, il bis. Ramadani calcia, Caprile si fa sorprendere sul suo palo. È l'errore che chiude i giochi. L'estremo difensore, finora una certezza, vive la sua serata peggiore: colpevole su entrambi i gol.
Analisi di una disfatta
Il Cagliari visto stasera è la brutta copia della squadra ammirata nelle ultime settimane. Il mosaico tattico di Pisacane è apparso molle, incapace di reagire quando l'avversario ha preso in mano il pallino del gioco. Regalare un tempo in Serie A è un lusso che nessuno può permettersi, figuriamoci chi deve salvarsi.
Oziare sugli allori delle tre vittorie è costato caro. Vincere è difficile, confermarsi lo è di più.
Ora per l'ambiente rossoblù si apre una settimana pesante. Pisacane ha l'obbligo di guardare in faccia i suoi e capire perché, improvvisamente, si è spenta la luce.