L'ovale unisce, non divide: a Maria Pia la meta più bella è quella dell'amicizia. Piccoli rugbisti, grande lezione

Raduno della "Propaganda": in campo le speranze di Amatori, Alguer, Sassari e Olbia. Ma il vero trionfo è nel fuori programma: un "tempo supplementare" per far giocare il ragazzo speciale. E la mischia diventa un abbraccio collettivo.

MARIA PIA – Sulla terra battuta di Maria Pia, dove l’erba lotta per sopravvivere ai tacchetti, ieri si è consumato un rito antico eppur freschissimo. Non c’erano in palio scudetti né onorevoli salvezze, ma la sostanza stessa del gioco: la gioia brutale e sincera di rincorrere una palla ovale. È andato in scena il raduno della Propaganda – categorie Under 8, 10 e 12 – ovvero il futuro che avanza correndo.

Hanno risposto all’appello le tribù rugbistiche del nord Sardegna: i padroni di casa dell’Amatori, accompagnati dall'allenatrice Margherita Tsatsaris, i cugini dell’Alguer, i Bulldog, i sassaresi e i gagliardi olbiesi. Una messe di colori e di impeto giovanile che riconcilia con l’idea stessa di agonismo.

Tuttavia, il cronista onesto deve distogliere lo sguardo dal tabellino per posarlo lì dove il cuore batte più forte. Durante la settimana, con la truppa dell’Amatori, sudano e sbuffano anche due ragazzi speciali, atleti a pieno titolo che la natura ha dotato di tempi diversi ma di eguale passione. Ieri, nel giorno della festa, non sono rimasti a guardare. Hanno svolto il riscaldamento, spalla a spalla con i compagni, respirando l'adrenalina della vigilia. Ma il capolavoro tattico – se così si può dire di un gesto d’amore – è avvenuto con l’Under 12.

Si è deciso di giocare un tempo supplementare, fuori dai codici federali ma dentro quelli dell’umanità. Uno dei ragazzi è sceso nell’agone. E qui si è vista la grandezza di questo sport, che è rude scuola di vita. Gli avversari, con una maturità che molti adulti si sognano, hanno capito l’antifona senza bisogno di parole. Non c’è stato pietismo, ma sostegno. Il ragazzo ha preso l’ovale, ha caricato, ha corso. Attorno a lui, una mischia di amici e rivali si è trasformata in una scorta d’onore, in un abbraccio in movimento che lo ha accompagnato verso la linea di meta.

È stato un momento di sport totale. Olbia, Sassari, Alguer e Amatori fusi in un unico quindici ideale. Una lezione di civiltà impartita da bambini alti così, che hanno insegnato a tutti noi che nel rugby, come nella vita, nessuno deve restare indietro. L’ovale, per sua natura strambo e irregolare nei rimbalzi, ieri è finito esattamente dove doveva: tra le braccia di chi voleva solo sentirsi parte della squadra. E ci è riuscito.

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