Il 4-0 con cui il Cagliari supera l’Hellas Verona non è solo un risultato largo. È
una di quelle partite che raccontano molto più di quanto dica il tabellino,
perché parlano di identità, di metodo e di una squadra che, pur senza
proclami, ha cominciato a sapere esattamente cosa vuole essere.
Il Cagliari vince perché controlla. Controlla i tempi, gli spazi, le emozioni.
Segna, sì, ma soprattutto non concede quasi nulla, riducendo il Verona a una
presenza intermittente, incapace di cambiare l’inerzia del match anche prima
dell’espulsione di Sarr. Il rosso semplifica la serata, ma non la spiega: la
partita era già indirizzata.
La solidità difensiva è il primo dato strutturale. Mina, Luperto e Zé Pedro
giocano una gara di gestione, non di emergenza. Non servono interventi
disperati, perché il Cagliari difende in anticipo, accorciando e leggendo le
situazioni. Caprile è chiamato a una sola parata degna di nota: il segnale più
chiaro del dominio territoriale e mentale dei rossoblù.
A centrocampo emerge un altro elemento chiave: l’equilibrio. Gaetano
interpreta il ruolo di regista con ordine e pulizia, mentre Mazzitelli e Adopo
portano inserimenti, fisicità e tempi giusti. Non è un centrocampo
spettacolare, ma funzionale.
Ed è proprio questa funzionalità a rendere il
Cagliari una squadra difficile da affrontare.
Davanti, la qualità si manifesta senza forzature. Kilicsoy capitalizza con una
giocata di grande tecnica, Esposito lega il gioco, Obert e Paletta spingono
quando serve. Nessuno gioca per sé, nessuno cerca la giocata fuori
contesto. È un Cagliari che segna perché costruisce, non perché improvvisa.
Il merito va anche alla guida tecnica. Fabio Pisacane continua a dimostrare
lucidità e coraggio nelle scelte, senza farsi trascinare dall’emotività del
momento. La vittoria non diventa pretesto per esaltazioni premature, ma
conferma un percorso. La squadra cresce, ma resta dentro i confini della
realtà: la classifica migliora, non autorizza distrazioni.
Ed è forse questo l’aspetto più incoraggiante. Il Cagliari non dà l’impressione
di una squadra che ha “svoltato” in senso definitivo, ma di una squadra che
ha smesso di smarrirsi. Sa cosa fare, sa come farlo, e soprattutto sa quando
non rischiare.
In un campionato dove l’equilibrio resta fragile e ogni passo falso può
rimettere tutto in discussione, questa è una qualità preziosa. La strada è
ancora lunga, ma il Cagliari, oggi, cammina con una direzione chiara. Ed è
molto più importante dei quattro gol segnati al Verona.