Nella Nurra è tornata l’acqua, ma la Regione, per il Centro Studi Agricoli, ha chiuso i rubinetti dei soldi

I bacini sono pieni, le tasche no. Ruggiu (Csa) accusa: «L'Agenzia Laore è immobile e l'Assessore tace. Le aziende sono al bivio: indebitarsi ancora o chiudere». Ferma anche la vecchia pratica del "Decreto Ucraina".

SASSARI – C’è un paradosso tutto sardo che si sta consumando nelle campagne della Nurra: la natura, per una volta, ha fatto il suo dovere, ma la burocrazia continua imperterrita a non fare il proprio. Guardando i bacini idrici, si potrebbe quasi tirare un sospiro di sollievo: le piogge hanno riempito gli invasi e la stagione irrigua 2026 sembra salva. L’acqua c’è. Quello che manca, e che rischia di far fallire le aziende prima ancora che mettano un seme a terra, è la liquidità.

A denunciare il cortocircuito è Stefano Ruggiu, vicepresidente del Centro Studi Agricoli, che con il pragmatismo di chi vive la terra e non le stanze dei bottoni, mette in fila i fatti. «Sassari, 3 febbraio 2026 – I bacini della Nurra tornano a riempirsi, ma le casse delle aziende agricole restano desolatamente vuote. Se la stagione irrigua 2026 sembra salva dal punto di vista idrico, il comparto rischia il collasso finanziario a causa dei ritardi burocratici della Regione».

L’acqua non si mangia Il ragionamento è elementare, ma pare sfuggire a Cagliari: avere l'acqua per irrigare nel 2026 serve a poco se l'agricoltore è fallito nel 2025. L'annata scorsa è stata un disastro, con redditi azzerati dalla siccità. Le imprese sono costrette a indebitarsi per ripartire perché i promessi aiuti non arrivano. Ruggiu punta il dito contro l'immobilismo politico: «Mentre la situazione degli invasi migliora, registriamo un silenzio assordante da parte dell’Assessorato all’Agricoltura sulla questione cruciale degli indennizzi. Gli agricoltori si trovano di fronte a un bivio drammatico: indebitarsi ulteriormente o rinunciare a produrre. Dopo un 2025 disastroso e privo di reddito, le aziende non hanno ancora ricevuto i promessi ristori. Ad oggi, l’Assessore non ha ancora fornito all’Agenzia Laore le linee guida necessarie per sbloccare i pagamenti che permetterebbero di far partire la nuova annata agraria».

L’Agenzia ferma al palo Il bersaglio grosso è il meccanismo inceppato tra l'Assessorato e il suo braccio operativo. Secondo il Centro Studi Agricoli, la politica non comanda e l'amministrazione non esegue. «L’Assessorato non ha dimostrato la capacità di imporre la propria linea operativa all’Agenzia Laore, che appare immobile. Non solo tutto tace sui fondi per la siccità 2025, ma assistiamo a ritardi inaccettabili anche su pratiche pregresse».

La vergogna del "Decreto Ucraina" Ruggiu tira fuori una storia che ha dell'incredibile: ci sono ancora tantissimi agricoltori che aspettano i soldi del vecchio "Decreto Ucraina". La situazione più grottesca riguarda le aziende che avevano qualche irregolarità contributiva. In un Paese normale, lo Stato avrebbe preso i soldi del ristoro e li avrebbe girati all'Inps per sanare il debito (compensazione). Invece, tutto è bloccato nel limbo delle carte. «Ci sono ancora moltissimi agricoltori in attesa di quelle somme. La situazione è paradossale per le aziende che avevano irregolarità contributive: i denari che dovevano andare a compensazione dell’Inps sono fermi e le imprese non hanno visto un centesimo. Avere l'acqua nei campi serve a poco se manca la liquidità per lavorarli».

La morale è amara. I campi sono pronti, l'acqua è nei tubi, ma senza soldi per il gasolio e le sementi, i trattori non partono. Se la Regione non si sveglia e non sblocca i bonifici promessi, la stagione agricola della Nurra morirà non di sete, ma di carte bollate.

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