Marsiglia indica le trivellazioni croate nell’Alto Adriatico come esempio delle occasioni perdute dall’Italia. I dati confermano la scoperta di nuove riserve, ma non che Zagabria stia sottraendo gas italiano. E l’aumento delle bollette resta una previsione, non ancora una stima certificata.
Il gas non ha passaporto, ma ha un prezzo. Quello europeo si forma soprattutto ad Amsterdam, mentre famiglie e imprese lo ritrovano qualche tempo dopo nelle bollette. Tra la quotazione all’ingrosso e la cifra da pagare, però, passano contratti, imposte, costi di trasporto e decisioni dei venditori. Perciò gli allarmi vanno ascoltati, ma anche tradotti.
A lanciarne uno è Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia. Le scorte europee, ferme intorno al 63 per cento, si trovano su livelli molto bassi per la stagione. Contemporaneamente il TTF, il principale riferimento europeo per il prezzo del gas, viaggia vicino ai 70 euro per megawattora.
Il TTF, sigla di Title Transfer Facility, è il mercato virtuale olandese sul quale si scambiano grandi quantità di gas. Il megawattora, abbreviato in MWh, è invece l’unità utilizzata per misurare l’energia. La quotazione del TTF non coincide automaticamente con il prezzo finale pagato dagli utenti italiani, ma rappresenta una bussola fondamentale per il mercato europeo.
“Panico per le scorte di GAS negli stoccaggi europei mentre i croati sfruttano con diversi pozzi e trivellazioni l'Alto Mar Adriatico con la previsione di oltre 220 milioni di metri cubi di GAS”. Lo afferma all’Adnkronos il presidente di FederPetroli Italia, Michele Marsiglia.
Il dato sugli stoccaggi trova riscontro nell’andamento del mercato: alla fine di agosto i depositi europei risultano pieni per circa il 63 per cento, molto al di sotto della media stagionale degli ultimi anni. La Commissione europea aveva indicato per il 2026 la possibilità di raggiungere almeno l’80 per cento entro novembre, a condizione di disporre di sufficienti forniture di gas naturale liquefatto. Non siamo quindi davanti a serbatoi vuoti, ma a una riserva meno rassicurante del consueto alla vigilia dell’autunno.
Anche il prezzo citato da Marsiglia è vicino alle quotazioni registrate sul mercato: il TTF si muove attorno ai 69-70 euro per megawattora. Più che il rischio immediato di rimanere senza gas, il problema riguarda il costo necessario per riempire gli stoccaggi e affrontare l’inverno. Se l’Europa è costretta a comprare molto prodotto in poco tempo, competendo con i mercati asiatici per le forniture, i prezzi possono salire ancora.
“Questo - spiega - è un segno evidente di come l'Italia, ricca di GAS nei mari, non li sfrutta e preferisce elemosinare all'estero il prodotto, con una grande spesa ed esborso per le aziende e le famiglie italiane che avranno ricarichi per oltre il 35/40% nei prossimi mesi sulle bollette”, prosegue.
La Croazia sta effettivamente investendo nell’estrazione offshore, cioè nei giacimenti situati sotto il fondale marino. La compagnia energetica INA ha avviato nell’Alto Adriatico un programma da circa 65 milioni di euro per realizzare cinque nuovi pozzi. Nel luglio scorso il pozzo Ana-4 DIR ha raggiunto, durante le prove iniziali, una portata di circa 160 mila metri cubi al giorno, come comunicato dalla stessa società croata.
I 220 milioni di metri cubi richiamati da Marsiglia si riferiscono invece alla stima di nuove riserve annunciata da INA nel dicembre 2025, non alla produzione prevista in un solo anno. È una distinzione importante: la riserva indica quanto gas si ritiene recuperabile dal sottosuolo, mentre la produzione misura quello effettivamente estratto in un determinato periodo.
L’espressione secondo cui la Croazia “ci sfrutta l’Adriatico”, utilizzata nel titolo del lancio di agenzia, riassume una polemica politica ma non descrive una sottrazione accertata di risorse italiane. I pozzi indicati si trovano nel settore croato dell’Alto Adriatico. Italia e Croazia hanno delimitato le rispettive zone economiche esclusive e non risultano, sulla base degli elementi disponibili, prove che Zagabria stia prelevando gas appartenente all’Italia.
Il confronto sollevato da FederPetroli riguarda piuttosto due differenti politiche energetiche. La Croazia sta ampliando lo sfruttamento dei propri giacimenti, mentre in Italia diversi progetti sono fermi, limitati o sottoposti a procedure amministrative e ambientali. Non è però esatto sostenere che il nostro Paese non estragga affatto gas dai propri mari: il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica censisce piattaforme, teste di pozzo sottomarine e altre strutture operative nell’offshore italiano.
Resta poi la previsione sulle bollette. Il titolo dell’agenzia parla di rincari fino al 45 per cento, mentre nella dichiarazione integrale Marsiglia indica aumenti “per oltre il 35/40%”. La differenza va segnalata: il valore effettivamente pronunciato dal presidente di FederPetroli è il secondo. Al momento si tratta comunque di una previsione dell’organizzazione petrolifera, non di una stima ufficiale dell’Autorità per l’energia. L’aumento del prezzo all’ingrosso può riflettersi sulle bollette, ma non con la stessa intensità per tutti. Chi ha un contratto a prezzo fisso può essere temporaneamente protetto; chi dispone di un’offerta indicizzata è invece più esposto alle oscillazioni del mercato. Per i clienti vulnerabili, l’Arera aggiorna la componente della materia prima utilizzando il prezzo medio mensile del PSV, il Punto di scambio virtuale italiano, strettamente collegato ma non identico al TTF.
“Tutto questo - conclude - mentre in Europa soffriamo per gli approvvigionamenti e come avevamo annunciato con FederPetroli Italia già l'anno scorso, ci ritroviamo nella solita problematica di stoccaggio con scorte europee ai minimi storici con livelli del 63%, ancora lontani dai parametri dettati da Bruxelles, con un TTF ad Amsterdam a 70 Euro/Mwh”.
L’allarme di Marsiglia poggia dunque su due dati reali: gli stoccaggi europei sono insolitamente bassi per il periodo e il prezzo del gas è tornato vicino ai 70 euro. Più da argomentare sono le conclusioni automatiche: le riserve croate non sono gas italiano dimostrabilmente sottratto e un rincaro del TTF non si trasferisce in modo identico su ogni bolletta.
Resta la questione politica, che è meno rumorosa ma più seria: decidere quanta parte del fabbisogno coprire con la produzione nazionale, quanta con le importazioni e quanto rapidamente ridurre la dipendenza dal gas. La Croazia ha scelto di perforare. L’Italia continua a discutere. Il mercato, nel frattempo, presenta il conto senza aspettare la fine del dibattito.