Galtellì, il vento di Grazia Deledda soffia ancora

Galtellì si prepara a celebrare i cento anni dal Nobel a Grazia Deledda. Non con le solite commemorazioni di cartapesta, ma con un premio letterario che, come la scrittrice, parla poco e lavora molto.

Il Premio Internazionale “Canne al vento”, nato nel 2015, non è una passerella di autori. È una piccola officina che costruisce lettori: laboratori nelle scuole, incontri in biblioteca, progetti con i bambini. Un modo per tenere viva una voce che, a un secolo di distanza, continua a raccontarci.

Dal 5 novembre al 5 dicembre, Galtellì ospiterà tre incontri con scrittori contemporanei. Angelica Grivel Serra aprirà il ciclo con L’anello debole, poi toccherà a Bibbiana Cau con La levatrice e infine ad Antonio Boggio con Assassinio all’isola di San Pietro. Tre modi diversi per dire che la letteratura, quando è onesta, non invecchia mai.

“Il Premio è un motore culturale per la nostra comunità – spiega il sindaco Franco Solinas –. Costruisce confronto e partecipazione, che sono la vera ricchezza di un paese.”

A chiudere l’anno sarà la grande serata del 10 dicembre, data che nel 1926 consacrò Deledda come prima donna italiana a ricevere il Nobel. Stavolta, però, il palco di Galtellì non vedrà solo parole: ci saranno musica, arte, danza e teatro. Una contaminazione che vuole rendere la scrittrice più viva di quanto non lo sia mai stata.

“Abbiamo immaginato una tavola rotonda sui generis – racconta Giuditta Sireus, direttrice del Club Jane Austen Sardegna –. Non una conferenza, ma una serata di narrazioni e suggestioni. Voci diverse per raccontare la modernità di Grazia Deledda, che ha saputo dire la verità senza orpelli.”

Già, la verità. Quella che lega Deledda a Jane Austen. Due donne lontane nello spazio e nel tempo, ma unite dalla stessa ossessione: raccontare la vita quotidiana, i limiti, le libertà, la forza silenziosa del mondo femminile.

Galtellì celebra la Deledda nel modo più autentico: non trasformandola in statua, ma lasciando che la sua voce torni a muovere le canne. Quelle che si piegano, ma non si spezzano.

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