L'Azienda Speciale avverte le imprese: se cade il nuovo Disciplinare, le barche restano in porto. Dura replica del Consorzio del Porto: «Nessuno vuole fermare la stagione turistica, l'Ente alimenta paure e divisioni per isolarci». Vi spieghiamo cosa sta succedendo davvero. La gestione dell'Area Marina Protetta di Capo Caccia - Isola Piana si trasforma in un campo di battaglia legale e verbale che rischia di agitare, e non poco, le acque della stagione turistica algherese. Da una parte c'è l'Azienda Speciale Parco di Porto Conte, l'ente che detta le regole; dall'altra il Consorzio Commerciale del Porto di Alghero, che quelle regole ha deciso di impugnarle davanti ai giudici amministrativi. In mezzo, decine di imprese del mare (noleggiatori, centri immersioni, trasporto passeggeri) che si ritrovano schiacciate tra lo spauracchio di un blocco totale delle attività e le accuse di disinformazione.
Per comprendere questa intricata vicenda, bisogna fare un passo indietro e separare i fatti formali dalle interpretazioni. Tutto inizia quando il Consorzio Commerciale del Porto, rappresentato dal presidente Andrea Ambroggi, deposita un ricorso al TAR della Sardegna. L'obiettivo degli operatori è chiedere l'annullamento, previa sospensiva, del "Disciplinare attuativo 2026". Si tratta del documento fondamentale varato dal Parco che stabilisce i criteri, i numeri chiusi e i regimi autorizzatori per chiunque voglia lavorare all'interno dell'Area Marina Protetta in questa stagione. Secondo il Consorzio, queste nuove regole presentano delle forzature illegittime che penalizzano le imprese.
La reazione dell'Ente di Tramariglio non si è fatta attendere. Il 21 luglio, il Direttore dell'Azienda Speciale, Giulio Ermenegildo Maria Plastina, ha inviato una lettera formale a tutti gli operatori autorizzati per informarli del ricorso, individuandoli come soggetti "controinteressati" (ovvero potenzialmente danneggiati dall'iniziativa legale del Consorzio). Nella comunicazione, il Parco delinea uno scenario catastrofico basato su un rigido sillogismo giuridico. L'Ente ricorda che il Decreto Ministeriale del 2002, che ha istituito l'Area Marina Protetta, prevede che navigazione, immersioni e visite guidate siano consentite esclusivamente se autorizzate dal gestore. Il ragionamento del Parco prosegue così: se il TAR dovesse accogliere la richiesta di sospensiva, verrebbe meno l'impalcatura del Disciplinare 2026. La conclusione, messa nero su bianco nella lettera, suona come un ultimatum: perdere il ricorso «comporterebbe necessariamente il venir meno dei presupposti autorizzativi di cui al Disciplinare (2026) e la conseguente revoca di tutte le autorizzazioni sino ad oggi concesse per l'annualità 2026, con sospensione di tutte le attività». In parole povere: se cade il regolamento, i vostri permessi diventano carta straccia e le barche non escono dal porto.
L'ira degli operatori: «Il Parco alimenta paure e divisioni». La prospettiva di vedere le proprie flotte ferme in banchina a fine luglio ha ovviamente scosso gli operatori. A stretto giro è arrivato il duro comunicato di risposta del Consorzio, che accusa apertamente l'Ente di utilizzare l'ipotesi del blocco come spauracchio per mettere i lavoratori l'uno contro l'altro. «Abbiamo letto con stupore la comunicazione che l’Azienda Speciale Parco di Porto Conte ha inviato a tutti gli operatori», si legge nella nota, che punta a smontare la tesi del Parco. «Il ricorso presentato dal Consorzio non contiene alcuna richiesta di sospendere le attività economiche, revocare le autorizzazioni o compromettere la stagione turistica. L’unica domanda rivolta al TAR Sardegna è quella di verificare la legittimità del Disciplinare attuativo 2026 e degli atti con cui è stato approvato». Gli operatori definiscono l'allarme lanciato dal Parco una semplice «ricostruzione che appartiene alla linea difensiva dell’Ente». Pur riconoscendo il diritto del Parco di difendersi in giudizio, il Consorzio attacca il metodo: «Ciò che invece non condividiamo è la scelta di accompagnare tale difesa con una comunicazione che rischia di alimentare preoccupazioni e contrapposizioni tra operatori economici che, ogni giorno, lavorano insieme». C'è poi un passaggio amaro sulla personalizzazione dello scontro, con il presidente Ambroggi finito nel mirino delle lamentele dei colleghi spaventati: «Il Presidente del Consorzio non ha agito a titolo personale, ma esclusivamente nella sua qualità di legale rappresentante di un’organizzazione che tutela gli interessi dei propri associati».
Cosa succede davvero adesso? La domanda che si fanno tutti ad Alghero è: chi ha ragione? La risposta sta nel delicato confine tra la teoria del diritto e la pratica dei tribunali. In "punta di diritto", il sillogismo del Parco è tecnicamente possibile: abbattendo il regolamento base, le autorizzazioni che ne derivano rischiano di decadere a catena. È per questo che l'Ente ha potuto scriverlo in un documento ufficiale. Tuttavia, nella pratica della giustizia amministrativa (ecco perché gli operatori parlano di forzatura), è un'ipotesi puramente estrema. I giudici del TAR sanno bene quale impatto socio-economico avrebbe il blocco totale del comparto nautico algherese in piena estate. Pertanto, qualora il Tribunale dovesse dare ragione al Consorzio e sospendere il Disciplinare 2026, è prassi consolidata che i giudici adottino misure di "salvaguardia". Potrebbero, ad esempio, far "rivivere" temporaneamente le regole dell'anno precedente per non fermare l'economia, oppure sospendere solo gli articoli illegittimi mantenendo validi i permessi già rilasciati per consentire il normale svolgimento della stagione turistica.
Insomma, nessuno scenario apocalittico è inevitabile. «Sarà il TAR Sardegna, e soltanto il TAR Sardegna, a stabilire se il Disciplinare 2026 sia conforme alla legge e quali effetti potranno eventualmente derivare dalla sua decisione», chiosa il Consorzio. La verità si scoprirà molto presto: l'udienza in Camera di Consiglio, dove si deciderà sulle sorti dell'istanza cautelare, è fissata per mercoledì 29 luglio. Fino ad allora, le barche continueranno a navigare, ma il clima in porto resterà inevitabilmente burrascoso.