Il consigliere Mulas denuncia il degrado delle sedi e l'assenza di un piano strategico. L'accordo del 2013 impone i cantieri a Sassari, ma già nel 2017 l'Università contestava al Comune gravi vizi strutturali nei lavori di Santa Chiara.
Il futuro del polo universitario di Alghero ritorna ciclicamente ad essere un aspro terreno di scontro politico e burocratico. A innescare la miccia è nuovamente il consigliere comunale del Partito Sardo d'Azione, Christian Mulas, che traccia un bilancio "profondamente deludente" a oltre vent'anni dall'apertura della sede algherese. L'attacco politico viaggia su due binari paralleli: da un lato la presunta immobilità strategica dell'Ateneo sassarese, schiacciato dal paragone con il boom edilizio e formativo di UniOlbia; dall'altro, lo stato di preoccupante degrado in cui versano i prestigiosi immobili storici concessi dall'amministrazione alla Facoltà di Architettura.
Se dal punto di vista accademico il Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica (DADU) continua a registrare parametri di eccellenza nelle classifiche nazionali per la qualità della didattica, dal punto di vista politico Mulas lamenta l'assenza di ricadute economiche sul territorio. In vista della scadenza del mandato dell'attuale Rettore nel 2026, il consigliere chiede l'attivazione di nuovi corsi legati alla vocazione cittadina: turismo sostenibile, economia del mare e design nautico.
L'accusa più pesante mossa dal capogruppo sardista riguarda però l'incuria dei palazzi storici del centro. Già nel maggio del 2025, Mulas aveva presentato un'interrogazione urgente chiedendo al Sindaco di intervenire contro l'Università per la mancata manutenzione delle strutture. Dal punto di vista puramente formale, le carte danno ragione al consigliere. L'Accordo Quadro firmato il 24 ottobre 2013 dall'allora sindaco Stefano Lubrano e dall'ex rettore Attilio Mastino ha sancito la concessione gratuita per quindici anni (rinnovabili) di strutture nevralgiche come Palazzo Pou Salit, l'ex Asilo Sella e una porzione del Complesso di Santa Chiara. Il documento è inequivocabile: l'articolo 4 e l'articolo 6 impongono all'Università degli Studi di Sassari l'obbligo di provvedere alla conservazione degli immobili, realizzando a proprio carico sia gli interventi di manutenzione ordinaria che quelli di manutenzione straordinaria.
Tuttavia, scavando negli archivi tecnici degli enti, emerge una realtà strutturale ben più complessa che ribalta la narrazione delle responsabilità. Il blocco delle manutenzioni lamentato oggi dalla politica affonda le radici in un duro scontro istituzionale consumatosi nel 2017. Il 23 ottobre 2017, la Direzione Area Edilizia e Patrimonio dell'Università scrisse formalmente al Comune di Alghero per denunciare i gravi difetti di costruzione emersi nel complesso di Santa Chiara, appena quattro anni dopo la fine dei lavori di ristrutturazione eseguiti e collaudati proprio dall'amministrazione comunale. L'Ateneo, che aveva preso in carico l'immobile nel luglio 2014, segnalò una lunga lista di vizi strutturali imputabili alle ditte appaltatrici del Comune: intonaci incompatibili, distacco totale degli intonaci esterni, causato dall'utilizzo errato di materiali a base cementizia su murature storiche in tufo e calcare, che ne hanno impedito la traspirabilità. Infissi inadeguati, cedimento e deformazione delle grandi finestre e delle porte, realizzate con legno tenero incapace di reggere il peso della struttura, con ferramenta già fortemente ossidata dopo pochissimo tempo. Impianti non a norma, quadri elettrici privi di protezioni ed etichette, power center con sbarre in tensione a vista e cavi posati in modo errato. Perdite idriche e cedimenti, rottura delle tubazioni del riscaldamento a pavimento nelle aule fronte bastioni e distacco degli ancoraggi in acciaio delle scale esterne di sicurezza, a causa di saldature eseguite in modo scorretto.
Di fronte a questo scenario, l'Università invitò il Comune di Alghero ad agire legalmente contro le proprie imprese esecutrici per escutere le polizze di garanzia. L'Ateneo declinò formalmente ogni responsabilità sul deterioramento dell'edificio, mettendo agli atti che i danni non potevano essere risolti con la normale manutenzione straordinaria prevista dal contratto, ma richiedevano veri e propri interventi di risanamento strutturale a carico di chi aveva eseguito i lavori. Questo cortocircuito burocratico e tecnico, rimasto irrisolto negli anni, spiega l'attuale paralisi dei cantieri sui bastioni. Il dibattito sul futuro universitario di Alghero si trova così incastrato tra legittime ambizioni di crescita turistica, richieste di nuovi corsi accademici e un contenzioso fantasma sui mattoni dei suoi edifici più belli.