La Sardegna incassa tre milioni e mezzo di fondi europei per curare a casa i grandi anziani e svuotare gli ospedali

Il progetto dell'Azienda regionale della salute trionfa al bando governativo. In arrivo distributori di farmaci digitali e sensori domotici per assistere millequattrocento ultraottantenni direttamente a domicilio.

La sanità sarda ha ottenuto un finanziamento di quasi tre milioni e mezzo di euro, per l'esattezza 3,47 milioni provenienti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, i fondi europei destinati al rilancio post-pandemico del Paese. Le risorse sono state assegnate attraverso il bando "Grandi Anziani" indetto dall'Agenas, l'Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, ovvero l'ente governativo di Roma incaricato di supportare e valutare le politiche sanitarie delle singole amministrazioni locali. Il progetto dell'Isola, ribattezzato "A Kent’Annos in Salude", ha conquistato il primo posto nella graduatoria del Sud Italia e il terzo a livello nazionale. Il piano è stato materialmente elaborato dall'Ares, l'Azienda Regionale della Salute che coordina il lavoro delle varie strutture ospedaliere sarde, in stretta collaborazione con le direzioni generali degli assessorati alle Politiche sociali e alla Sanità.

L'obiettivo operativo del programma prevede di prendere in carico millequattrocentodieci anziani, focalizzandosi in prevalenza sulla fascia di età compresa tra gli ottanta e i novanta anni, per curarli direttamente all'interno delle loro abitazioni. La strategia mira a superare la storica dipendenza dai reparti ospedalieri, intervenendo su tre fronti specifici. Per contrastare il deterioramento cognitivo, verranno forniti a domicilio strumenti tecnologici dalle interfacce semplificate per stimolare le capacità mentali e motorie dei pazienti. Sul versante delle terapie, in accordo con le farmacie del territorio, verranno distribuiti speciali dispenser digitali intelligenti, progettati per suonare e avvisare l'anziano evitando che dimentichi di assumere le medicine quotidiane. Infine, per combattere l'isolamento sociale nei centri a bassa densità abitativa, le case saranno dotate di sensori di monitoraggio domotico, supportati dall'intervento diretto degli operatori delle associazioni di volontariato del Terzo Settore.

La cabina di regia dell'operazione sarà guidata dall'Ares insieme alla Regione, coinvolgendo le università di Cagliari e Sassari e i Plus, l'acronimo che identifica le alleanze tra i singoli Comuni per gestire in forma associata i servizi sociali sul territorio. La presidente della giunta Alessandra Todde, che attualmente ricopre anche il ruolo di assessore alla Sanità ad interim, ha inquadrato il risultato ottenuto rilasciando una dichiarazione testuale: «Questo rilevante risultato a livello nazionale premia il lavoro di squadra e la sinergia tra gli enti coinvolti dal progetto, Assessorato, Aziende sanitarie e Università sarde, Ambiti PLUS e quindi Comuni, che ora opereranno insieme per il miglior risultato a beneficio dei nostri grandi anziani in tutti i territori. La Sardegna è una delle regioni più longeve del mondo e questo rappresenta per noi un motivo di orgoglio, ma anche una grande responsabilità. Vivere più a lungo deve significare poter vivere meglio, con servizi adeguati, assistenza di qualità e la possibilità di rimanere il più possibile nella propria casa e nella propria comunità. Il finanziamento ottenuto riconosce la qualità del lavoro svolto dalla Regione, da ARES e da tutti i partner coinvolti, ma soprattutto conferma la validità di una visione che mette la persona al centro».

L'intera architettura è stata studiata per abbattere gli accessi impropri al pronto soccorso e le degenze evitabili, disinnescando le disuguaglianze tra i vari centri abitati dell'Isola. Il direttore generale dell'Ares Giuseppe Pintor ha illustrato i prossimi passi del programma: «Questa iniziativa non mira alla semplice fornitura di tecnologie o di dispositivi elettronici, bensì alla definizione di un nuovo modello di prevenzione e di cura che integri stabilmente la sfera sanitaria con quella sociale, portando effettivamente la medicina di prossimità a casa dei nostri anziani più fragili, abbattendo distanze che per loro costituiscono un problema più che per altri utenti. Al termine dei 18 mesi iniziali previsti dal progetto, questa architettura organizzativa sarà perciò pronta per diventare uno standard strutturale di tutta la sanità di prossimità in Sardegna». I dettagli operativi del piano e le tempistiche di erogazione dei fondi sono stati presentati ufficialmente oggi dalla delegazione sarda a Roma, all'interno della sede governativa dell'Agenas, durante la cerimonia di illustrazione dei progetti vincitori.

Politica