Ploaghe e la politica delle panchine: la rinascita della piazzetta ex ONMI

C’è una geografia intima, nei nostri paesi di provincia, che non si impara sulle mappe catastali, ma misurando a passi lenti le piazze. La piazza, da queste parti, non è mai un semplice vuoto architettonico lasciato per sbaglio tra i palazzi dai costruttori: è il teatro stabile della comunità, la piccola agorà dove si consumano le chiacchiere, si stringono i patti e si osserva, banalmente, lo scorrere del tempo e delle generazioni.

A Ploaghe, questo ruolo di palcoscenico sociale spetta di diritto alla piazzetta XXVIII Aprile, uno slargo che la memoria collettiva e la toponomastica popolare si ostinano a chiamare zona "ex ONMI". Per i lettori più giovani, a cui queste sigle dicono poco o nulla, vale la pena sciogliere l'acronimo: l'Opera Nazionale Maternità e Infanzia fu un ente assistenziale nato durante il Ventennio e definitivamente sciolto a metà degli anni Settanta. I suoi vecchi stabili, sparsi in mezza Italia, sono spesso rimasti in eredità ai Comuni, diventando il cuore pulsante e talvolta decadente dei quartieri. Ebbene, da oggi, quello spazio ploaghese cambia faccia.

Grazie a un finanziamento regionale di 75mila euro l'area è stata oggetto di un profondo e necessario restyling. La politica, quando esce dalle beghe di palazzo e cala sul selciato, funziona esattamente così: serve un "terminale" locale che conosca l'urgenza e una "sponda" nei palazzi regionali che trovi la copertura finanziaria. In questo caso, l'asse istituzionale è stato composto dalla consigliera comunale Annamaria Faedda, la quale sottolinea come il progetto sia stato da lei "fortemente voluto e ottenuto grazie al lavoro in sinergia", e dal consigliere regionale Valdo Di Nolfo.

Il risultato pratico si traduce in nuove pavimentazioni, la sostituzione delle panchine usurate dal tempo e dal clima, e una ritrovata decenza urbana. A rivendicare l'operazione è la stessa Faedda, che inquadra l'intervento in un disegno più ampio: «La piazzetta XXVIII aprile rappresenta molto di più di uno spazio pubblico – commenta Annamaria Faedda, che continua a lavorare con attenzione e cura per la riqualificazione degli spazi del paese, come già successo per il finanziamento per il Palazzetto dello sport– è un punto di riferimento per tante ragazze e ragazzi e un luogo in cui la comunità si ritrova, soprattutto durante le feste e i momenti di aggregazione. Intervenire qui significava dare un segnale concreto: investire nei luoghi vissuti ogni giorno dalle persone e restituire loro qualità, decoro urbano e pregio».

A farle eco da Cagliari, sottolineando la natura non puramente estetica dei lavori pubblici nei piccoli centri, è Valdo Di Nolfo: «Lavorare per i territori significa intervenire concretamente con progetti che migliorino la vita della comunità. Riqualificare uno spazio come questo non è solo un intervento di edilizia ma vuol dire rafforzare socialità, identità e senso di appartenenza, soprattutto a beneficio dei più giovani».

A suggellare il restauro, c'è un tocco di colore che tenta di arginare l'anonimato del cemento. I muri non sono stati semplicemente intonacati di fresco, ma sono stati affidati ai pennelli di Vittoria Saba. L'artista contemporanea locale vi ha realizzato un murale che funge da sussidiario illustrato della storia ploaghese: un tentativo visivo di annodare i fili tra il passato del paese e il presente di chi oggi ci passeggia.

«La qualità degli spazi pubblici è una scelta politica precisa: – concludono Faedda e Di Nolfo – continuare su questa strada significa investire su paesi più vivibili, più curati e più vicini alle esigenze delle persone». Un promemoria utile per chiunque ambisca ad amministrare la cosa pubblica: si possono imbastire ore di dibattiti sui massimi sistemi, ma alla fine, il cittadino comune, la bontà di una classe dirigente la misura quasi sempre guardando se la panchina sotto casa è sana e se la piazza è spazzata.

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