Todde chiude a Roma e punta al bis: "Voglio rompere il tabù dell'alternanza in Sardegna"

La governatrice archivia le voci su un ritorno alla politica nazionale. L'obiettivo a tre anni dalla fine del mandato: ridare fiducia ai sardi e candidarsi per una seconda legislatura.

di Pasqualino Trubia

Roma può attendere, o forse è uscita definitivamente dai radar. Alessandra Todde blinda il suo futuro politico sull'Isola. Nessun volo verso i palazzi della capitale, ma un obiettivo elettorale e istituzionale chiaro: governare fino alla fine e sfatare il tabù politico più radicato della Sardegna.

La Presidente della Regione, in un'intervista rilasciata all'ANSA, traccia un bilancio a due anni dal suo insediamento a Villa Devoto e fissa la rotta per i prossimi tre.

Il patto con l'Isola e il rifiuto di Roma Le parole della governatrice non lasciano spazio a interpretazioni sulle sue ambizioni personali. Il baricentro resta Cagliari: «Intanto io ho fatto un patto con i cittadini e con i sardi: non ho nessuna ambizione nel rientrare in un contesto nazionale. Io voglio chiudere bene il mio mandato e, se ci saranno le condizioni, veramente rompere questa tradizione dell'alternanza. E quindi è una cosa che chiaramente si vedrà». Che cos'è la "tradizione dell'alternanza" a cui fa riferimento la Todde? È una vera e propria anomalia statistica e politica della Sardegna. Da quando è in vigore l'elezione diretta del Presidente della Regione, nessun governatore uscente è mai riuscito a farsi rieleggere per un secondo mandato consecutivo. Gli elettori sardi hanno sempre punito l'amministrazione in carica, facendo oscillare il pendolo del potere, di cinque anni in cinque anni, tra centrodestra e centrosinistra.

Il peso del tempo e la corsa per il secondo mandato Due anni di governo regionale hanno un peso specifico enorme, e la governatrice lo ammette candidamente. La prospettiva di una ricandidatura è legata a doppio filo al ripristino del rapporto di fiducia tra i sardi e la macchina amministrativa: «Sono passati 2 anni, sembra che ne siano passati 10. Quindi 3 anni ancora in prospettiva sono veramente molti per fare anche il bilancio della legislatura. Io vorrei arrivare in una condizione in cui i cittadini sardi hanno ripreso fiducia rispetto a quello che può essere un percorso delle istituzioni, dei risultati che le istituzioni possono portare nel governo dell'Isola. Poi, se ci saranno le condizioni, sì, mi piacerebbe fare un secondo mandato. E credo che sia anche normale: se i cittadini pensano che abbiamo fatto un buon lavoro, penso che sia anche normale riproporsi».

L'illusione del cambiamento L'ultimo passaggio dell'intervista è una critica alla storia recente dell'autonomia sarda. Cambiare colore politico, secondo la Presidente, non garantisce automaticamente un miglioramento delle condizioni di vita. «Una cosa che ho visto è che spesso si utilizza l'alternanza per nascondere poi il fatto che le cose non cambino. Quindi questa è una cosa che non deve succedere, cioè l'alternanza se deve essere, deve essere un'alternanza vera di politiche e di risultati, altrimenti diventa un modo ancora per ingannare i cittadini. Questa è una cosa invece importante, bisogna poi valutare gli effetti delle riforme, gli effetti delle politiche sul modo di vivere delle persone, altrimenti veramente non cambia nulla».

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