L'Omodeo fa il pieno. Piu: «L'acqua va governata, basta inseguire l'emergenza»

Cagliari – Ha piovuto. Il lago Omodeo si è riempito. Ma l'acqua non serve a nulla se finisce in mare. La Regione spinge sui collaudi della diga "Eleonora d'Arborea" per immagazzinare i milioni di metri cubi caduti dal cielo in questi mesi invernali. L'obiettivo è trasformare le piogge in scorte per l'estate.

Il balzo dei numeri I dati idrici parlano chiaro. Il primo gennaio la diga tratteneva 202,8 milioni di metri cubi d'acqua, fermandosi a quota 92,02 metri sul livello del mare. Meno di due mesi dopo, il livello è schizzato a 106,75 metri, per un volume totale di 491,7 milioni di metri cubi. L'invaso si è più che raddoppiato.

L'assessore regionale alle Opere Pubbliche, Antonio Piu, fissa i confini del problema: «L’acqua non basta che arrivi con la pioggia, bisogna avere infrastrutture in grado di trattenerla, misurarla, governarla e distribuirla in modo ordinato, senza sprechi e senza rischi».

I cantieri e i collaudi Trattenere l'acqua richiede permessi e protocolli tecnici. Nel 2025, l'Enas (l'Ente Acque della Sardegna) e il Ministero hanno innalzato il limite di riempimento autorizzato da 103,5 a 105 metri. Tradotto: 30 milioni di metri cubi in più a disposizione. Ora i tecnici stanno testando la diga fino a quota 107 metri, per ottenere il via libera a immagazzinare ulteriori 50 milioni di metri cubi. L'obiettivo finale di progetto è arrivare a 116,50 metri.

L'assessore detta la linea sulla manutenzione preventiva: «Il lavoro sulle infrastrutture idriche non è mai “solo manutenzione”. È capacità di invasamento, quindi più acqua disponibile quando serve davvero, ma è anche gestione dei flussi, cioè come e quando rilasciamo, come proteggiamo la sicurezza dell’opera, come mettiamo il sistema nelle condizioni di reggere sia le piogge intense sia le stagioni secche che si allungano e diventano più calde. Qui non si tratta di inseguire l’emergenza, si tratta di costruire abitudine alla prevenzione».

Acqua, energia e bollette Oggi la diga non può superare i 107 metri per ragioni di sicurezza. Per non far tracimare la risorsa in eccesso, i tecnici hanno attivato la centrale idroelettrica Tirso 1. L'acqua esce, le turbine girano e producono elettricità.

Piu spiega il doppio vantaggio dell'operazione: «C’è un dettaglio che per me vale come promemoria quotidiano su cosa significhi “gestire correttamente i flussi”. La quota 107 m. oggi è la massima raggiungibile in sicurezza. Per questo, a partire da ora, iniziamo un rilascio idrico attraverso la centrale idroelettrica Tirso 1, che rallenta la crescita del livello e ci permette di stabilizzare il sistema quando arriviamo alla quota massima, mantenendola poi con l’azionamento degli scarichi. È un lavoro tecnico, sì, ma ha conseguenze molto concrete, perché l’energia verde prodotta contribuisce anche a ridurre il costo della bolletta energetica che la Regione sostiene per la gestione del sistema idrico multisettoriale».

Il futuro delle dighe La chiosa dell'esponente della Giunta difende il ruolo dei grandi bacini artificiali: «Le dighe non sono “opere del passato”. Sono uno degli strumenti con cui difendiamo il diritto a programmare, per l’acqua potabile, per l’agricoltura, per le imprese, per i territori. E sono anche uno dei luoghi dove l’adattamento climatico smette di essere uno slogan e diventa un lavoro fatto di dati, collaudi, sicurezza e scelte che reggono nel tempo».

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