Francesco Spano si dimette da capo di gabinetto del Ministero della Cultura: "Attacchi personali, non posso restare"

  Il mandato di Francesco Spano come capo di gabinetto del Ministero della Cultura è durato quanto un battito d’ali di farfalla. Appena nominato, si è trovato subito nel mezzo di un tornado di polemiche e attacchi personali che lo hanno spinto a dimettersi. “Il contesto venutosi a creare, non privo di sgradevoli attacchi personali, non mi consente più di mantenere quella serenità di pensiero che è necessaria per svolgere questo ruolo così importante”, ha scritto nella sua lettera di dimissioni al ministro Alessandro Giuli. Tradotto: meglio farsi da parte prima di essere travolti. 

  Il ministro Giuli ha accettato, non senza rammarico, la decisione, esprimendo “convinta solidarietà” a Spano per il “barbarico clima di mostrificazione” che lo ha colpito. Ma in politica, si sa, gli abbracci di solidarietà arrivano quando la tempesta è già in atto e le dimissioni sul tavolo. Spano era stato nominato appena una settimana fa, eppure la sua nomina aveva sollevato critiche fin dall'inizio, persino dentro la maggioranza. La sua colpa? Il passato all’Unar, l’Ufficio antidiscriminazioni, dove aveva autorizzato finanziamenti a un’associazione LGBTQ poi finita al centro di un’inchiesta per favoreggiamento della prostituzione. Vecchie storie che ritornano a galla al momento giusto. Nel mare della politica, Spano ha preferito abbandonare la nave prima che affondasse del tutto, lasciando dietro di sé una carriera stroncata da polemiche che non hanno neanche dato il tempo di dimostrare il suo valore. Come spesso accade, la politica si fa anche con i fantasmi del passato, e a volte basta un soffio per chiudere una carriera.

Politica

Castelsardo, il silenzio dei telefoni al centro storico e il rumore della politica. Quattro mesi di isolamento, ora l'opposizione chiama il Prefetto
  A Castelsardo, nel cuore antico del borgo, il tempo sembra essersi fermato. Non per il fascino medievale delle mura, ma per un motivo molto più prosaico e pericoloso: dal 10 settembre scorso i telefoni fissi sono muti. Quattro mesi. Un'eternità, se si considera che in quelle case di pietra abitano prevalentemente anziani per i quali la corne...

Referendum Giustizia, il PD sardo serra i ranghi e prepara la trincea del "No"
In Italia, quando si parla di riformare la Giustizia, si finisce quasi sempre per parlare di tutto tranne che di processi rapidi. Ora che all'orizzonte si profila un referendum costituzionale sull'assetto della magistratura, i partiti iniziano a lucidare le armi. E il Partito Democratico della Sardegna ha deciso di non atte...