Coldiretti chiede di rivedere le restrizioni e di sostenere le aziende che devono mantenere gli animali senza poterli vendere e trasferire. La mobilitazione è fissata per il 25 settembre all’Isola Bianca.
Gli animali restano in azienda, le spese continuano a correre. È da questo conto quotidiano che nasce la mobilitazione convocata da Coldiretti Sardegna per venerdì 25 settembre, alle 10, al porto Isola Bianca di Olbia. Gli allevatori bovini chiedono una revisione delle restrizioni legate alla dermatite nodulare contagiosa e aiuti economici per affrontare le conseguenze dei blocchi.
La scelta del porto richiama il problema dei trasferimenti fuori dall’Isola. Per le aziende interessate dalle limitazioni, un bovino che non può partire continua ad avere bisogno di alimentazione e cure, mentre la vendita attesa viene rinviata e programmare il lavoro diventa più difficile.
«Nel frattempo, però, il conto dell’emergenza continua a ricadere sulle aziende. Gli allevatori sono costretti a sostenere per mesi i costi per alimentare e mantenere in vita animali che non possono essere movimentati, con spese che aumentano giorno dopo giorno e senza la possibilità di programmare normalmente l'attività aziendale. Per questo chiediamo anche alla Regione interventi economici adeguati e immediati, perché non può essere lasciato tutto sulle spalle degli allevatori», scrive l’organizzazione.
La dermatite nodulare contagiosa è una malattia virale dei bovini che può provocare febbre e noduli sulla pelle. Non si trasmette all’uomo, ma ha conseguenze sanitarie ed economiche rilevanti per gli allevamenti. Le limitazioni agli spostamenti degli animali servono a contenerne la diffusione.
Coldiretti richiama oltre quindici mesi di difficoltà e rivendica la collaborazione degli allevatori alla campagna vaccinale: secondo i dati riportati nella nota, è stato raggiunto il 98% degli allevamenti e circa il 97% dei bovini. L’organizzazione ritiene che questo risultato debba tradursi in misure proporzionate alla situazione attuale.
Il quadro delle restrizioni, tuttavia, è cambiato nel corso dell’emergenza. Il 21 febbraio la Regione aveva annunciato la revoca della zona di restrizione istituita nel giugno 2025, dopo i controlli veterinari e il raggiungimento di un’elevata copertura vaccinale. Il riferimento ai quindici mesi descrive quindi la durata della crisi denunciata dagli allevatori, senza significare che ogni azienda sarda abbia subito per tutto il periodo gli stessi divieti.
Ad alimentare la protesta sono ora anche gli esiti del confronto a Roma. Coldiretti riferisce, richiamando una comunicazione dell’assessorato regionale dell’Agricoltura, la conferma di una zona di sorveglianza di venti chilometri: un’area nella quale restano in vigore misure sanitarie di controllo e limitazione degli spostamenti.
L’associazione chiede il declassamento della malattia, ossia una revisione della sua classificazione sanitaria, e una riduzione della zona di protezione. Sono richieste rivolte alle istituzioni competenti, anche europee: l’obiettivo dichiarato è alleggerire i vincoli tenendo conto della diffusione del contagio e della vaccinazione.
Alla revisione sanitaria Coldiretti affianca quella economica. Gli allevatori chiedono sostegni immediati per i costi accumulati e condizioni che consentano di tornare a organizzare vendite e attività aziendale.
«La mobilitazione di venerdì vuole essere un segnale forte: gli allevatori hanno fatto la loro parte, ora tocca alle istituzioni fare la propria arrivando sino all’Europa. La Sardegna deve far sentire la propria voce ai tavoli nazionali ed europei e chiedere una soluzione che consenta al comparto bovino di tornare a lavorare e programmare il proprio futuro».
L’appuntamento è al porto, dove per molte aziende passa la possibilità di raggiungere i mercati della Penisola. Questa volta vi arriveranno gli allevatori, per chiedere quando e a quali condizioni potranno ripartire anche i loro animali.